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Redazione Salute

Fondamentali per individuare il rischio di ricomparsa del cancro e le pazienti che non necessitano di chemioterapia dopo l’intervento chirurgico, ma sono sottoutilizzati

Sono oltre 30mila i test genomici prescritti in Italia in cinque anni, dal 2020 a oggi, per il trattamento del tumore al seno in stadio precoce, in base ai dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale sui Test Genomici, composto da oncologi, senologi, anatomo-patologi, che hanno svolto un’analisi dell’attuale situazione e raccolto i risultati in un documento presentato il 9 settembre a Milano. Secondo gli esperti, questi esami andrebbero prescritti ogni anno ad almeno 13mila donne, poiché sono fondamentali nella pratica clinica quotidiana e possono indicare il rischio di ricomparsa del tumore; inoltre, hanno un ruolo predittivo nell'individuare quali pazienti abbiano benefici dalla chemioterapia dopo l'intervento chirurgico.

Perché i test genomici sono importanti?Spiega Carmen Criscitiello, consigliere Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM): «È stato dimostrato come siano esami in grado di ottimizzare il ricorso alla chemioterapia. Nel trattamento del carcinoma mammario precoce HR+/HER2 possono ridurre del 48% l’utilizzo della chemioterapia nelle pazienti. Questi test rivestono un ruolo estremamente importante nella personalizzazione delle terapie e nella de-intensificazione dei trattamenti. La chemioterapia deve essere somministrata laddove è necessaria e utile, in funzione della stima del rischio di recidiva di malattia e del beneficio atteso. Un’adeguata selezione delle pazienti può consentire di evitare un trattamento chemioterapico alle donne che non ne hanno necessità, con un risparmio in termini di effetti collaterali, ma anche di costi per l’intera collettività».