La quartancinquesima stagione, che si inaugura lunedì 25 gennaio 2027 al Teatro alla Scala, coincide con il bicentenario della morte del grande compositore tedesco. A cui è dedicato un calendario nel segno delle grandi Ouverture
S’inaugura lunedì 25 gennaio 2027 al Teatro alla Scala la quarantacinquesima Stagione di Concerti della Filarmonica della Scala realizzata con il sostegno del Main Partner UniCredit.
Il 2027 segna il bicentenario della morte di Ludwig van Beethoven, e la Filarmonica della Scala ha scelto di attraversare l’anniversario non con un omaggio isolato, ma con un disegno che percorre l’intera Stagione: ogni concerto si apre con una delle nove Ouverture del compositore di Bonn, in un ciclo che restituisce, appuntamento dopo appuntamento, l’arco completo della sua produzione per il teatro e per l’occasione. Il progetto trasforma Beethoven nel punto di osservazione dal quale leggere l’intero cartellone: la sua figura, la sua eredità, il lascito per i compositori successivi e le possibilità che da lui si sono aperte.
Il calendario dei concerti
Le connessioni che questo disegno rende visibili attraversano un secolo e mezzo di storia della musica. Per l’inaugurazione Myung-Whun Chung sceglie l’Ouverture da Coriolano e le accosta la Symphonie fantastique di Berlioz e la Fantasia scozzese di Bruch (25 gennaio). Il Secondo Concerto per pianoforte di Brahms, che Lorenzo Viotti affianca all’Ouverture del Fidelio (8 marzo), è il capolavoro nel quale il compositore amburghese misura la propria voce sinfonica di fronte al modello beethoveniano, senza temerlo. La Passacaglia op. 1 di Webern, nel concerto diretto da Simone Young (19 aprile), dialoga con l’Ouverture Leonore n. 3 e con la Ricercata a sei voci di Bach nell’orchestrazione dello stesso Webern: un percorso a ritroso, dalla Seconda Scuola di Vienna fino alle radici contrappuntistiche del Seicento, che la direttrice australiana racconta come ricerca di un suono «carnoso, espressivo», più vicino alla tradizione che alla musica contemporanea. Michele Mariotti (22 marzo) fa dialogare l’arco narrativo dell’Egmont beethoveniano con la Spagna immaginata da Saint-Saëns e da Manuel de Falla, ritrovata in autunno nella Symphonie espagnole di Lalo che Gianandrea Noseda accosta alla Sinfonia n. 7 di Dvořák (10 ottobre), altro capitolo della ricerca ottocentesca di un’identità musicale nazionale attraverso il canto popolare.







