| 9 Settembre 2026 14:05 |
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(Adnkronos) – “Se Lavitola ha restituito qualcosa, di quei 23 milioni? Non credo proprio”. A parlare con ‘il Fatto Quotidiano’ è l’ex senatore Sergio De Gregorio, che con l’imprenditore arrestato con l’accusa di essere il presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci condivide una condanna contabile. Entrambi devono risarcire alla Presidenza del Consiglio 23.879.502 di euro per i contributi ricevuti da ‘L’Avanti!’, incassati – ricorda il quotidiano – “secondo la Corte dei conti, con fatture per operazioni inesistenti e ‘strillonaggio’ fittizio”. A lui lo Stato pignora il vitalizio. “Non posso pagare, sono nullatenente. Campo con l’aiuto dei miei fratelli”, dice. “Da Lavitola, per quel che risulta, nulla”, scrive il Fatto che ha scoperto, però, che al Cefalù, il bistrot riconducibile a Lavitola sono arrivati altri soldi pubblici: “9.576 euro di Fondo ristorazione nel 2021 e, nel 2022, la garanzia dello Stato su un prestito da 100 mila euro, garantito per 80 mila, più due esenzioni Irap. Tutti al Registro nazionale degli aiuti di Stato”.
Intanto nella memoria depositata dalla compagna di Lavitola, Natalia Potenza, “legale rappresentante a tutte le date degli aiuti”, annota il quotidiano, spunta il nome di De Gregorio, che, però precisa: “Non la conosco”, sottolineando anche che i rapporti con Lavitola si sono interrotti nel 2019 (“Mai più visto e sentito”). A quello stesso anno risale un incontro al Cefalù. “Lì Lavitola gli spiegò che il ristorante era di una coop – scrive ‘il Fatto Quotidiano’ -. E gli raccontò dell’Avanti!: ‘Mi disse quello che già sapevo: che il giornale era di Berlusconi e lui aveva lavorato come prestanome’. Ora voleva essere risarcito: ‘Cinquanta milioni per i debiti e per sé'”.










