Cento anni fa Erwin Schroedinger soggiornava in un sanatorio svizzero, non si sa se per curare la tubercolosi o per appartarsi con un’amante durante una delle sue crisi coniugali, ricorrenti come gli episodi della malattia polmonare. È certo però che il 13 marzo 1926, mentre si trovava in quel romitaggio, pubblicò sugli Annalen der Phiysic la famosa equazione della funzione d’onda, pietra miliare della meccanica quantistica. Fu l’inizio di un’avventura che porterà alla scoperta dell’energia nucleare. Determinante sarà il contributo di Enrico Fermi e dei “ragazzi” che in via Panisperna 90 “giocavano” con fialette di radon emanato da un grammo di radium custodito all’Istituto Superiore della Sanità. Lorenzo Pinna racconta questa formidabile avventura nel libro fresco di inchiostro “Cento anni in compagnia dell’atomo. Una breve storia del nucleare” (Edizioni ETS, 237 pagine, 20 euro). Alla scuola di Quark Breve ma densa. Pinna fu il primo collaboratore e regista di Piero Angela quando nacque il programma “Quark” (1981). A quella scuola – posso testimoniarlo perché c’ero – due cose erano essenziali: la correttezza assoluta delle informazioni e i testi accattivanti – a cui Piero Angela aggiungeva un tocco di levità e umorismo che chiamava “cipria”. Dati ad alta densità Sono doti che, forse ancora più distillate, si ritrovano in questo libro ricchissimo di dati e completo nell’analisi delle alterne fortune dell’energia nucleare: la scoperta della fissione, le bombe, gli usi pacifici, le centrali italiane, i referendum che le hanno cancellate, gli incidenti di Three Mile Island e Cernobil, i costi, i rischi, il movimento ecologista, il ritorno del nucleare per l’incombere della crisi climatica, le fonti alternative, il solare, il traguardo ancora lontano della fusione controllata, la corsa contro il tempo per chiudere l’era dell’energia fossile. Confronti istruttivi Un aspetto interessante è come Pinna sappia allargare l’orizzonte. Riguardo ai costi, confronta, per esempio, lo sforamento sulle previsioni del nucleare, delle Olimpiadi, delle dighe idroelettriche, delle ferrovie, del software (mal comune, mezzo gaudio – ma il nucleare sta peggio di tutti). Quanto ai rischi, il carbone causa 24 morti per terawattora prodotto, il petrolio 18, il nucleare 0,03, il solare 0,02. Suolo impegnato: 30 ettari a terawattora/anno per il nucleare, gas naturale 100, carbone 1500, idroelettrico 1400-3300, parco eolico 9900. Transizione elettrica Fermare il riscaldamento globale comporta il passaggio generalizzato all’elettricità per trasporti, usi industriali e domestici, server per informatica e Intelligenza Artificiale. L’elettricità non è una fonte ma una forma di energia. Solare ed eolico a parte, è qui che il nucleare ha carte da giocare. La Cina è riuscita a produrre reattori nucleari quasi in catene di montaggio. In occidente si parla di AMR, reattori di quarta generazione. Dovrebbero sfruttare meglio l’uranio, costare meno, essere sicuri, non favorire la proliferazione nucleare a scopo bellico. Reattori di nuova generazione Pinna analizza le varie strade possibili, fermo restando che per ora non esistono AMR in funzione. Interessante, scrive, la via degli “inceneritori” di scorie nucleari, nella quale il nostro paese è all’avanguardia. Il raffreddamento dei reattori e il trasferimento dell’energia termica attualmente sono ad acqua, in una famiglia di nuovi reattori saranno affidati a piombo fuso, tecnologia tutta da esplorare. Questi scenari, poi, richiedono una radicale revisione delle normative (“un labirinto”!). Scenario realistico In questo scenario si corre la gara tra fusione nucleare controllata da una parte e solare/idrogeno da fotovoltaico/eolico dall’altra. La fusione è un traguardo sfuggente: da cinquant’anni scrivo articoli riferendo che gli esperti la mettono a vent’anni, e sono sempre venti… Pinna è realistico: “Se l’idrogeno verde non dovesse diventare economico o se le batterie non fossero sufficienti, la fusione sarà l’unica soluzione definitiva che può garantire energia pulita illimitata per i prossimi millenni. Ma la transizione poggerà sulle spalle di rinnovabili, gas con cattura e sequestro della CO2 e nucleare a fissione. Solo dopo il 2060 la fusione diventerà l’asse portante della civiltà umana, permettendoci di sostenere il benessere, senza distruggere il pianeta”. Il Fattore P Bisogna aggiungere una considerazione. Ogni scelta sui temi posti da Pinna ha una dimensione politica – chiamiamolo il Fattore P – sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Cosa non rassicurante. Il Fattore P, almeno in Italia, è complicato dalla scarsa conoscenza dei problemi scientifici che contraddistingue i nostri governanti. Che il libro di Pinna serva loro da sussidiario!
Un secolo con l’atomo, solo nel 2060 la fusione nucleare
Lorenzo Pinna, storico collaboratore di Piero Angela, parte dalla nascita della meccanica quantistica nel 1926 per esplorare il futuro del clima e dell’energia






