Il via libera della Bce all'applicazione del Danish compromise a Unicredit arriva mentre prosegue la partita sul riassetto bancario. Dopo una valutazione durata oltre un anno, la Banca centrale europea ha autorizzato la banca guidata da Andrea Orcel a scontare sul capitale primario (Cet1) una quota delle attività nelle partecipazioni assicurative. Una svolta che libera immediatamente 1,5 miliardi di euro. Portando così a quasi 15 miliardi il capitale in eccesso: un ricco cuscinetto finanziario che Unicredit può utilizzare per operazioni straordinarie o per la remunerazione degli azionisti, mantenendo tutti i limiti imposti dalla vigilanza bancaria.
Nell'immediato, serviranno a piazza Gae Aulenti per gestire più semplicemente l'integrazione della tedesca Commerzbank di cui sono è diventata primo azionista con il 49,65% dei diritti di voto (a cui potrebbe aggiungere l'11,48% in derivati). Più avanti, invece, l'extra capitale del Danish compromise potrebbe permettere a Orcel di studiare nuove operazioni.Le nuove prospettive Unicredit ha più volte ripetuto che non intende far scendere i requisiti patrimoniali sotto il 12,5% (a fronte di un limite al 10,24% imposto dalla Bce): una soglia che l'operazione Commerz avrebbe potuto mettere a rischio, soprattutto fino a quando il consolidamento non inizierà a generare nuovo capitale. E bloccando di fatto ogni possibile operazione in Italia. L'intervento della Bce, potrebbe aprire nuove prospettive. Soprattutto se, come suggeriscono gli analisti, Unicredit decidesse di procedere con la fusione inversa tra la sua controllata tedesca HypoVereinsbank (Hvb) e Commerzbank: un matrimonio che non richiederebbe l'uso di ulteriore cassa per gestire i soci di minoranza. A cominciare dal governo tedesco che ancora detiene il 12,7% del capitale.In uno scenario del genere, quindi, Orcel non sarebbe più intrappolato nel dilemma del prigioniero chiamato a scegliere tra la crescita internazionale e quella interna. Alla luce anche in una quota di mercato in Italia inferiore al 10%. D'altra parte, un anno fa, oltre ai paletti imposti dal governo con il Golden power, a frenare la scalata di Unicredit su Banco Bpm era stata proprio la mancanza del Danish compromise: un vuoto che nei fatti impedì a Orcel di valutare un'offerta a premio nei confronti della banca di Piazza Meda. «Questa nuova ondata - si legge in un report pubblicato ieri da Mediobanca - definirà la struttura finale del mercato italiano» e «partendo da una quota di mercato inferiore al 10%» gli esperti di Piazzetta Cuccia sono convinti che Unicredit potrà muoversi per consolidare il posizionamento della banca sul mercato domestico, uno dei più redditizi del gruppo.Anche perché, dopo che la decisione della Bce, un'operazione in Italia sarebbe complementare a Commerzbank, non diluirebbe il patrimonio e potrebbe anzi aumentarlo se riguardasse partecipazioni assicurative. Per Equita Sim il via libera dell'Eurotower «garantisce a Unicredit una flessibilità strategica fondamentale».Difficile che Orcel pensi di riaprire il dossier Banco Bpm perché nel frattempo i francesi di Crédit Agricole sono saliti dal 29% del capitale blindando il controllo della banca. Più facile che Unicredit resti alla finestra in attesa di posizionarsi su altre partite.








