VENEZIA - Ci sono traguardi che valgono ben più di una semplice classifica. Anche se quello della Regata Storica - il terzo premio con Gabriele Rosan, nella categoria dei Giovanissimi su pupparini a due remi - è stato un risultato che ha ripagato, almeno in parte, l'impegno espresso nell'arco di tutta la stagione remiera.

Per Nicolò Bonacin, veneziano di 18 anni, quasi 19, ogni allenamento in barca è soprattutto la conferma di un percorso costruito imparando a trasformare una difficoltà in una nuova possibilità. Fin da bambino scrivere, disegnare e coordinare i movimenti non erano per lui cose semplici: la disgrafia e la disprassia che gli sono state diagnosticate rendevano gesti apparentemente banali molto più impegnativi e complessi rispetto ai suoi coetanei, alcuni dei quali, ai tempi delle medie, non perdevano occasione di rivolgergli battutine e prese in giro anche per i chili in più che aveva. Senza contare che spesso non si sentiva compreso dai suoi professori. Tuttavia Nicolò racconta quel periodo senza rancore: «Le prese in giro - afferma, ricordando i controlli fatti all'inizio delle elementari per capire se ci fossero disturbi nell'apprendimento - non mi sono mai pesate più di tanto». Più importante, oggi, è per lui sottolineare quanto sia necessario parlare di queste tematiche, troppo spesso poco conosciute e ignorate. Motivo che l'ha spinto a condividere la sua storia, affinché giovani che vivono la sua stessa condizione possano sentirsi un po' meno soli.La svolta La vera svolta è arrivata sull'acqua. Dopo nuoto e rugby, all'inizio della terza media, in piena fase pandemica, Nicolò ha mosso i primi passi nel mondo della voga alla veneta. Da quel momento il remo è diventato un modo per misurarsi con i propri limiti e per superarli. Luciano Demin è stato il primo a guidarlo nel percorso. La Remiera Cannaregio e la Canottieri Giudecca poi, con le prime regate l'hanno aiutato ad alimentare una passione divenuta parte integrante della sua vita. La prima Regata Storica risale al 2021, nelle Maciarele senior, arrivando quinto. Quella di domenica, invece, è stata la sua terza fra i Giovanissimi, a conclusione di una stagione non priva di ostacoli: una lesione al tendine sovraspinato della spalla sinistra ha rischiato di compromettere il 2026, ma la riabilitazione a cui si è sottoposto gli ha permesso di tornare presto in barca, anche se non ancora al 100% della sua forma fisica. Se da un lato, per gli agonisti, la Storica è il momento più atteso, dall'altro Nicolò sa che il vero valore della voga non si misura solo con il raggiungimento della bandiera rossa, ma con allenamenti e tanto sacrificio.Il commento «La voga mi ha dato più sicurezza, rendendomi anche un po' più sciolto nei movimenti e aiutandomi nelle scelte di vita da prendere», racconta il ragazzo, ammettendo di non essere del tutto soddisfatto del piazzamento ottenuto domenica. «Ci sono stati degli errori tecnici, si poteva fare meglio. Finché potrò, mi piacerebbe continuare a gareggiare e a crescere sportivamente. Chissà, magari anche in caorlina, con qualche campione».Ora però l'attenzione è rivolta ai suoi studi universitari: tra qualche giorno avrà i risultati del test d'ingresso a Scienze motorie, a Verona, nell'auspicio di diventare un giorno preparatore atletico. Per dimostrare che una diagnosi non deve diventare un'etichetta e che, spesso, trovare il proprio terreno di espressione può cambiare completamente il modo in cui ci si guarda. Per Nicolò quel terreno è la laguna. E ogni colpo di remo racconta una piccola, silenziosa conquista.