VENEZIA - «Superba memoria / de un tempo passà. / Inutile invidia / de cento çità!». Sono i versi della poesia "La regata" scritta da Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia dal 1890 al 1895 e tra i padri della Biennale. Ai suoi tempi la Regata Storica accendeva i cuori dei veneziani, riempiva calli e canali di Giudecchini, Castellani, isolani e non che facevano il tifo come allo stadio Penzo. Oggi quella passione sembra affievolirsi: senza quell’aria che sale dal mare ad alimentarla, la tradizione rischia di scomparire.
A tenerla viva ci prova El Disnar, in programma oggi, nove giorni prima della Regata Storica di domenica 6 settembre. Le tavolate, allestite in campi e calli di Venezia e in diversi punti della terraferma – Mira-Oriago, Mestre, Cavallino e Caorle – sono aperte a tutti: ognuno porta qualcosa da mangiare.
Tradizione
Il disnàr, in dialetto, significa desinare: consumare il pasto principale della giornata. Un tempo era il banchetto riservato a chi avrebbe remato, un modo per garantire anche ai meno abbienti un pasto sostanzioso prima della fatica in acqua. Attorno alla tavola gli atleti si ritrovavano per un momento di convivialità, ma anche per studiare da vicino gli avversari. Ora viene accolto chiunque voglia approcciarsi alla tradizione, non più solo i regatanti. A raccontare l’iniziativa è Saverio Pastor, maestro remèr a Le Forcole di Venezia, che insieme a Michela Scibilia è tra i promotori: «La Regata è sempre stato un fatto di popolo che riempiva il Canal Grande con migliaia di barche, se non che al finire del secolo scorso le barche hanno cominciato a diminuire insieme agli abitanti e al loro interesse». Finora la stima “ottimistica” per questa edizione è di 2500 partecipanti, la speranza è che i disnar riportino l'antica affluenza.







