Azione coordinata dell'Ue e del Gruppo di contatto per l'Ucraina - che raccoglie sia i 27 che gli alleati extra-europei, come Usa, Canada e Giappone, per un totale di circa 50 nazioni - per sostenere Kiev in vista dell'inverno.
Bruxelles ha trovato la quadra e ha finalmente autorizzato l'utilizzo dei fondi erogati attraverso il prestito comunitario da 90 miliardi per l'acquisto di missili intercettori Patriot (sono in arrivo 3,2 miliardi).
Berlino ha invece spronato i partner a seguire il suo esempio e ad attingere alle proprie scorte, così da mettere in sicurezza i cieli ucraini. Una scelta lodata dagli Usa. Che per bocca del sottosegretario al Pentagono Elbridge Colby ha esortato l'Europa a prepararsi ad aiutare Kiev "per mesi, se non anni".
Il ragionamento del teorico della Nato 3.0 - e dunque del disimpegno americano dal Vecchio Mondo a favore del nuovissimo, ovvero l'Oriente - è lineare quanto spietato: "Il sostegno all'Ucraina contribuisce alla sicurezza dell'Europa, aiutando a ricostruire la forza militare e la capacità industriale del continente. Ma le parole non bastano, occorre mettere in campo risorse finanziarie concrete, non dobbiamo allentare gli sforzi".
Anche perché "la Russia sta ricostituendo le proprie forze armate e la propria capacità" bellica e "dobbiamo essere preparati anche ad altre possibili eventualità". Ovvero che Mosca si faccia venire qualche altra straordinaria idea di grandezza.














