Le sirene e le esplosioni sono tornate a lacerare la notte di Kiev tra il 7 e l’8 settembre 2026, spezzando una tregua aerea durata appena tre giorni. Proprio mentre la diplomazia statunitense tentava di riattivare canali di contatto con missioni nella capitale ucraina e a Mosca, la guerra nel cielo ha ripreso la sua corsa distruttiva. In parallelo, l’Unione europea ha reagito sul fronte politico più caldo: i Ventisette hanno approvato una deroga straordinaria che consente a Kiev di utilizzare 3,2 miliardi di euro di fondi comunitari per acquistare missili e componenti dei sistemi di difesa aerea Patriot direttamente da fornitori statunitensi.

La breve sospensione delle ostilità su Kiev non è mai stata un cessate il fuoco esteso al resto del Paese. Si è trattato di una pausa diplomatica limitata alle capitali, negoziata mentre gli inviati speciali americani Steve Witkoff e Jared Kushner facevano la spola tra Mosca e Kiev per colloqui di alto livello con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Altrove in Ucraina, i combattimenti non si sono mai interrotti.

Allo scadere dell’intesa temporanea, le forze russe hanno lanciato una nuova offensiva combinata di droni e missili sulla capitale: le autorità ucraine hanno denunciato morti, feriti e gravi danni materiali sia nei quartieri cittadini sia nella regione circostante. Colpita anche l’area di Odessa. Le forze di Kiev hanno risposto con operazioni offensive nei territori sotto controllo russo. Questo brusco ritorno alla violenza conferma la fragilità e i limiti dei tentativi diplomatici promossi da Washington: le consultazioni possono aprire varchi negoziali, ma non rallentano la macchina bellica.