Rush finale a suon di voti sulla legge elettorale. Da lunedì si ricomincia il tour de force in commissione Affari Costituzionali del Senato, ma difficilmente si riuscirà a concludere entro mercoledì 9 settembre, giorno in cui il testo è atteso in Aula. Dove, con ogni probabilità, si arriverà senza mandato al relatore e tutte le proposte di modifica, preferenze comprese, dovranno essere votate (o rivotate). Messa da parte quasi definitivamente l'idea del ballottaggio, una delle maggiori incognite riguarda il premio di governabilità, con un emendamento di FdI - per ora accantonato - che abbasserebbe dal 42% al 41% la soglia per farlo scattare. Nell'ottica della maggioranza lo "Stabilicum" - o "Melonellum" come lo ha ribattezzato qualcun altro - potrebbe arrivare all'attenzione della Camera addirittura a fine settembre e diventare legge all'inizio di ottobre. Uno sprint necessario per lasciare spazio alla sessione di bilancio. Ma i possibili intoppi parlamentari sono dietro l'angolo e i pregressi non mancano, con la maggioranza che solo due mesi fa alla Camera è andata sotto sulle preferenze. Per ora, il partito di Giorgia Meloni guarda avanti con un mix di ottimismo e realismo: "Non c'è nessuna intenzione di accelerare la chiusura della legislatura dopo l'approvazione della legge elettorale - il ragionamento ai piani alti di FdI -. Viceversa la chiusura anticipata e traumatica della legislatura potrebbe avvenire se ci fosse un nuovo incidente sulla legge elettorale". La finestra del voto resta quella che va dalla primavera all'autunno 2027. E il ministro ai Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani rilancia la prima ipotesi: "Il voto in primavera sarebbe l'opzione di maggior buon senso rispetto a ottobre quando si deve preparare la legge di bilancio - spiega - ma ovviamente bisognerebbe costruire un percorso condiviso con il capo dello Stato". Un accordo con Roberto Vannacci? "Mi pare difficile". Quanto alla premier, sarebbe pronta ad inaugurare una nuova stagione meno nel palazzo e più tra la gente. "Le manca il contatto con la vita fuori da Chigi", racconta una fonte a lei vicina. Intanto, il Parlamento scalda i motori per una ripresa a pieno ritmo dopo la pausa estiva. Diversi i dossier che attendono al varco deputati e senatori, uno tra tutti il ddl contro l'antisemitismo: un testo basato sulla definizione Ihra (International Holocaust Remebrance Alliance) che ha destato diverse polemiche. Approvato con delle limature a Palazzo Madama - dove le opposizioni si sono spaccate - sarà oggetto di una protesta di piazza mercoledì 9 settembre davanti Montecitorio, in concomitanza con l'avvio dei lavori della prima commissione. "Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale", questa è una "nuova 'norma-bavaglio", lo slogan del presidio promosso da circa 100 associazioni.