Elon Musk "è estremamente pericoloso per le democrazie nel mondo". Il suo sostegno alle destre, dalla Germania alla Turchia, dalla Gran Bretagna al Brasile, "è legato alla sua ideologia, ma anche a motivi economici. Molti di questi governi di destra tendono ad essere più malleabili. È più facile ottenere i risultati desiderati da amministrazioni totalmente corrotte e venali, prive di autocontrollo e di meccanismi di vigilanza interni. Penso che stia perseguendo un'agenda di destra globale".
Lo afferma deciso Alex Gibney, il documentarista premio Oscar che, dopo aver lavorato al progetto per anni, presenta fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia Musk, il film non fiction di tre ore che ricostruisce la vita, la carriera, la personalità e gli obiettivi del tycoon.
Un racconto per capitoli, a ritmo sostenuto, nonostante la lunga durata (c'è un intervallo a metà del film, di 10 minuti, scandito da un conto la rovescia in stile rampa di lancio), che passa da SpaceX a Tesla, dalla 'legione di figli' al rapporto con Trump, dall'infanzia difficile per il bullismo subito e un padre violento alla conquista di Twitter (ora X) basato su una rigorosa ricostruzione, un mare di materiali e documenti, e decine di testimonianze, fra colleghi, ex amici, avversari, giornalisti che hanno indagato su di lui come Zoe Schiffer. Ci sono anche molte voci della sua sfera famigliare, fra le quali la prima moglie di Musk, Justine Wilson; il padre del miliardario Errol Musk, il fratello. Ha un ruolo importante anche l'influencer Ashley St. Clair, che ha fatto causa al fondatore di SpaceX dopo aver affermato di aver avuto un figlio da lui: un'azione che le ha scatenato contro sui social, dove ha ricevuto insulti e minacce, molti ammiratori del tycoon, parte di quello che viene definito nel film il culto di Musk.











