“Il potere corrompe in modo assoluto? O come ha detto il giornalista premio Pulitzer Robert Caro, il potere rivela chi sei veramente?”. Alex Gibney, documentarista da Oscar che si è occupato di tante organizzazioni e personaggi problematici, dal caso Enron a quello Wikileaks, da Lance Armstrong a Scientology e Steve Jobs, riassume così il senso di “Musk”, attesissimo ultimo suo film presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia che cerca di raccontare la parabola umana, imprenditoriale e politica del miliardario più controverso della storia, ovvero Elon Musk. Il documentario condensa in quattro ore tutto o quasi quanto sapevamo già sul fondatore di Tesla e Space X: il modo in cui ha accumulato la più grande ricchezza della Storia con una prima versione delle pagine gialle per il web, la fusione e la vendita di Paypal, il sogno di rivoluzionare l’impresa spaziale e il mercato dell’auto elettrica, mescolando la visione ottimista di chi sembra voler portare l’umanità verso un futuro migliore, anche con idee strampalate come la colonizzazione di Marte, alla deriva più pericolosa e alla fascinazione per il potere che lo ha portato a sostenere l’ideologia Maga, la rielezione di Trump e, suggerisce Gibney, l’ideazione di un possibile broglio elettorale per le imminenti elezioni di mid-term. “Ho provato a intervistarlo ma ha declinato ogni offerta”, dice il 73enne regista. “E studiando il suo passato ho scoperto che, a detta di tutti quelli che lo conoscono bene, ha avuto un’infanzia molto difficile e traumatica. Se dovessi dare una lettura psicanalitica, direi che in una certa misura, quel trauma lo stia riversando su tutti noi. Penso anche che uno degli aspetti interessanti del suo percorso sia che, fin da subito, sia con SpaceX che con Tesla, avesse obiettivi ammirevoli e ambiziosi, come elettrificare il mercato dell’auto per contrastare il riscaldamento globale, e rendere l’esplorazione spaziale più semplice ed economica, anche se bisogna ricordare che queste imprese sono degli ingegneri delle sue aziende. Ma mi sono convinto che fin dall’inizio fosse permeato da ciò che ho riscontrato in altri soggetti analizzati nei miei film, ovvero la cosiddetta corruzione per una nobile causa. Come altri lui dice: la mia causa è nobile e, pertanto, nel perseguirla, dovrei essere autorizzato a fare qualsiasi cosa. Ma se il fine giustifica i mezzi, questo lo ha portato ad aiutare ad eleggere un Presidente Usa il cui obiettivo è distruggere il pianeta”. Il documentario utilizza tante fonti di seconda mano, come le tante inchieste giornalistiche su Musk che chi ne segue la carriera da tempo erano note: non sorprende dunque vedere tra i tanti inserti lo spezzone sulla promessa fallita della guida autonoma della Tesla, che tante vittime ha sacrificato in nome del dio del marketing. In tanta avarizia di rivelazioni, spicca però il capitolo meno esplorato dell’ossessione di Musk di crearsi una progenie degna di un imperatore del passato, che mette in luce le sue tante relazioni tossiche in cui ha usato diverse donne per avere figli tentando poi di liquidarle economicamente. In questo senso è preziosa la partecipazione di Ashley St. Clair, ex influencer sedotta e abbandonata, che si è però ribellata all’idea di far comprare il proprio silenzio ed è diventata una delle whistleblower più interessanti per definire la personalità del miliardario: “Elon parla spesso in pubblico e in privato della sua infanzia”, dice, “ma non tutte le persone traumatizzate in giovane età vogliono conquistare il mondo. È importante sottolineare che parlando della nobiltà di cui ammanta le sue imprese, gran parte di ciò che dice quando parla dell’umanità non è positivo. Vuole costantemente ottimizzare le persone, per cui è lecito chiedersi: c’è qualcosa degli esseri umani che gli piace e non vuole migliorare?”.