I materiali che si degradano senza lasciare tracce nell'ambiente, i segni impressi sul genoma umano dalla selezione naturale nel corso di migliaia di generazioni, il modo in cui oggi conversiamo con le macchine dotate di Intelligenza Artificiale: sono tre fenomeni apparentemente distanti che quest'anno trovano un punto di incontro nel palmarès dei Premi Balzan, annunciati il 7 settembre a Milano. Di fatto, i temi convergono su una stessa urgenza: costruire gli strumenti concettuali e materiali necessari per orientarsi in trasformazioni ambientali, biologiche e tecnologiche che procedono più rapidamente della nostra capacità – collettiva – di comprenderle.
Sostenibilità ed evoluzione umana, spinte a livello molecolare Il primo dei riconoscimenti di ambito scientifico è andato negli Stati Uniti, a Geoffrey Coates della Cornell University e a Marc Hillmyer dell'Università del Minnesota, per il loro lavoro sui polimeri biodegradabili da fonti rinnovabili. Il problema che i due chimici hanno affrontato riguarda la dipendenza quasi totale dell'industria dei materiali da petrolio e gas, unita all'incapacità della plastica tradizionale di degradarsi in tempi ragionevoli, una volta dispersa nell'ambiente. Per raggiungere questo obiettivo, Coates ha sviluppato tecniche di catalisi capaci di trasformare materie prime rinnovabili (e persino anidride carbonica recuperata dall'industria) in nuovi materiali plastici, mentre Hillmyer ha lavorato sulla costruzione di polimeri a partire da unità molecolari di base: è un processo che, tradizionalmente, compromette le proprietà meccaniche del materiale finale, ma che i due ricercatori sono riusciti a rendere compatibile con prestazioni elevate. Il loro lavoro congiunto ha posto le basi per la creazione di applicazioni industriali concrete. "Abbiamo un urgente bisogno di nuovi materiali degradabili e per i quali non vi sia il problema della reperibilità delle materie prime”, ha spiegato a margine Maria Cristina Messa, presidente della Fondazione Balzan. Un altro premio, sempre del valore uguale per tutti di 750mila franchi svizzeri (circa 800mila euro, di cui il 50% destinato a progetti svolti da giovani studiosi), è stato assegnato per il contributo di Rasmus Nielsen (dell'Università della California a Berkeley) e di Ziheng Yang (dello University College London) nel campo della cosiddetta evoluzione molecolare. I due ricercatori hanno sviluppato, in modo complementare e in parte indipendente, gli strumenti statistici e computazionali che oggi permettono di capire qual è l’effetto sui geni di una popolazione determinato dalla selezione naturale, distinguendola da altri fenomeni come la deriva genetica, la migrazione o i cambiamenti demografici. Yang ha creato PAML, un software tra i più usati al mondo per ricostruire l'albero evolutivo delle specie a partire dai loro geni. Nielsen ha poi applicato questi metodi allo studio delle popolazioni umane, scoprendo casi concreti di adattamento tra cui la variante genetica EPAS1, ossia quella che permette alle popolazioni tibetane di vivere ad alta quota e che sembra derivare da un'antica mescolanza con l’Homo di Denisova, e gli adattamenti metabolici legati alla dieta ricca di grassi delle popolazioni della Groenlandia. Una scienziata italiana eccellenza globale Elena Esposito, delle Università di Bologna e di Bielefeld in Germania, è stata invece premiata per il suo lavoro sulla scienza sociale della tecnologia digitale e, in particolare, per il concetto di comunicazione artificiale, con cui la studiosa ridefinisce i termini del dibattito sull'Intelligenza Artificiale. La sua tesi è che gli algoritmi partecipano allo scambio sociale, offrendo risposte, consigli e suggerimenti che orientano le decisioni umane, pur non possedendo alcuna reale capacità di comprensione. Si tratta di una distinzione con conseguenze pratiche immediate, in quanto i sistemi di IA risultano ottimizzati per la plausibilità delle risposte piuttosto che per la loro verità, una differenza cruciale in ambiti come la medicina, la finanza o le politiche pubbliche. Giunta alla sua 69esima edizione, la Fondazione Internazionale Balzan premia ogni anno un ristretto numero di ricerche scientifiche e umanistiche – che quest’anno hanno incluso David Nirenberg per i suoi Studi ebraici in epoca medievale e le Emergency Response Rooms legate alla guerra civile in Sudan per l’umanità e la fratellanza tra i popoli – scelte secondo un criterio interdisciplinare che privilegia filoni di studio nuovi o poco esplorati. La consegna ufficiale dei riconoscimenti sarà il 19 novembre a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica, con cui i nuovi premiati si uniranno alla ormai lunga lista di 195 colleghi da 32 Paesi. Nelle foto i pemiati Balzan 2026: Elena Esposito, Nielsen Rasmus, Ziheng Yang, David Nirenberg, Geoffrey Coates e Marc Hillmyer








