È «opportuno che l’Italia adottasse l’obbligo di proporre a tutti i cittadini percorsi di cure palliative» con «l’onere di reperirne fondi e finanziamenti. Una buona legge sulle cure palliative, in Italia, c’è già» ma «chi si propone a difensore della vita deve anche trovare i soldi per implementarle. Meno armi e più cure palliative».Domande di approfondimento generate da 24Ore AILo afferma ad Avvenire mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, dopo la legge del Veneto. «Non esiste alcun diritto all’aiuto al suicidio» ma «l’obbligo in capo allo Stato di prendersi cura, e anche di rispettare la volontà del singolo di non ricevere trattamenti».Da Palazzo Chigi: «Risorse aumentate progressivamente»A tal proposito, da fonti di Palazzo Chigi è stato comunicato che «il quadro complessivo dimostra come il governo abbia progressivamente accresciuto le risorse per le cure palliative, affiancando all’incremento dei finanziamenti nuovi meccanismi di verifiche volte a garantirne l’effettivo utilizzo da parte delle Regioni. L’obiettivo rimane quello di fornire gli strumenti per ridurre il più possibile le condizioni di estrema difficoltà dei pazienti che hanno gravi patologie e dei familiari che sono al loro fianco».«In materia di cure palliative - si legge - il Governo ha progressivamente aumentato le risorse disponibili. Con la legge di bilancio sono stati stanziati 10 milioni di euro aggiuntivi annui dal 2024 e ulteriori 10 milioni dal 2025, portando così, dal 2025, il finanziamento complessivo destinato alle cure palliative a 120 milioni di euro l’anno. Parallelamente, sono stati rafforzate le verifiche sul corretto utilizzo, da parte delle Regioni, delle risorse stanziate, con un sistema che sarà pienamente operativo dal 2028. Inoltre, a partire dal 2026 sono stati previsti ulteriori 20 milioni di euro annui, destinati in via prioritaria all’assunzione di personale per il potenziamento delle reti di cure palliative, come previsto dall’articolo 1, comma 367, della legge n. 199 del 2025».La legge in VenetoIl Veneto è stata la prima regione governata dal centrodestra a definire i tempi e le procedure per il suicidio medicalmente assistito. Nella nuova legge veneta si mantiene ovviamente, ed è la necessaria premessa, il perimetro di quanto stabilito dalla Corte costituzionale con una sentenza del 2019: restano saldi i requisiti nazionali per ottenere una risposta positiva al suicidio medicalmente assistito, e quindi l’accesso viene consentito a persone affette da patologie irreversibili, che dipendono da trattamenti sanitari vitali, che provano sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, e che sono pienamente capaci di intendere e di volere, quindi di prendere decisioni consapevoli e libere per il proprio corpo. Solo il paziente può richiedere l’accesso al fine vita.