Mentre sullo schermo partono le note di Shelter from the storm di Bob Dylan, una giovane donna scende da un taxi in una notte piovosa e bussa a un appartamento di lusso chiedendo della famiglia Benedict. “No, signora, non abitano qui ma entri, venga ad asciugarsi. Ci sono un po’ di amici, si unisca a noi…”. Sarà una buona idea? Subito a suo agio, la donna comincia a raccontare la storia di Tom, un vecchio eremita che vive in una capanna nel bosco e salva da sicuro congelamento una ragazza finita chissà come davanti alla sua casa.

Questa ragazza, davanti al fuoco, racconta a sua volta la storia di un misterioso giovane, anch’egli mezzo assiderato, salvato da una coppia di agricoltori all’inizio del ‘900. La donna della coppia racconterà a sua volta la storia di… fermiamoci qui, perché sappiamo che vi siete già persi: Company (in concorso, regia di Casey Affleck) è un film-matrioska in cui ogni traccia narrativa ne contiene altre, e del quale si possono dire alcune cose. La prima: in America fa sempre un freddo cane (le riprese, non casualmente, si sono svolte in Canada il che rende il film più simpatico). La seconda: va bene essere ospitali, ma occhio a chi fate entrare in casa. La terza: tutte le storie si svolgono nella stessa vecchia capanna, distrutta e ricostruita, e alla fine la donna dell’inizio tirerà le fila in un modo che non vi racconteremo, ma che gli spettatori più astuti indovineranno con una certa facilità.