di Massimo Sideri
Accademico dei Lincei e fresco della Medaglia Gauss-Newton, spiega: «L’equazione non è altro che un’astrazione potentissima che mette in relazione ciò che conosci e ciò che vuoi scoprire». Dalla vittoria di Alinghi in Coppa America al primo, e unico, modello di simulazione cardiaca, fino all’intelligenza artificiale. Esperienze e aneddoti di una mente creativa
A cosa serve la matematica?Quando Gauss aveva 9 anni, il suo insegnante J.G. Büttner affibbiò un compito noioso e ripetitivo agli studenti della sua classe: sommare i numeri da 1 a 100. La speranza del docente di rimanere in pace si frantumò immediatamente. Gauss rispose in pochi secondi: 5.050. Era il 1786. Colui che sarebbe diventato il “principe dei matematici” aveva trovato d’istinto la formula generale per la somma dei numeri interi, scovandola in una simmetria: se sommate le estremità di 1 e 100 ottenete sempre lo stesso numero, 101 (100+1, 99+2, 98+3). Dunque, la somma di tutti i numeri da 1 a 100 è semplicemente 100X101 diviso 2 (arrivati a 50+50 le somme si ripetono perché 99+2 e 2+99 sono la ripetizione dello stesso calcolo).Questa, in maniera più o meno consapevole, è l’idea generale che tutti noi abbiamo della matematica. E dunque la tentazione di rispondere che la matematica serva a “contare” è forte.Eppure, è (parzialmente) sbagliata.«Se prendete un libro dell’università» spiega Alfio Quarteroni, accademico dei Lincei, fresco vincitore proprio della medaglia che porta due nomi che fanno tremare i polsi, Gauss-Newton «vedrete che ci sono pochissimi numeri. Molti studenti vengono allontanati dalla bellezza della matematica a causa degli esercizi infiniti e ripetitivi con cui la scuola la insegna ancora oggi». Insomma, non siamo tutti Gauss, è evidente, ma molti insegnanti sono rimasti all’idea di quel 1786. Per gioco del destino Quarteroni ha iniziato in un mondo agli antipodi rispetto al giovane Gauss. «L’aneddoto su Gauss (forse un apocrifo come capita spesso in questi casi, ndr) ci fa venire in mente il bernoccolo della matematica. Ma non tutti i matematici si sono scoperti così. Io sono nato a Ripalta Cremasca nel 1952, in un ambiente contadino, dove la scuola non aveva una funzione di elevazione sociale. Ho avuto la fortuna di trovare un professore capo della commissione della terza media che insistette per farmi studiare. E allora feci ragioneria per lavorare, per andare in banca». Poi il collegio di merito Ghislieri a Pavia. «All’inizio ho studiato matematica un po’ per masochismo, non ci capivo nulla». Il destino si deve divertire molto con i numeri. Quarteroni, dopo aver insegnato matematica in Italia e anche negli Stati Uniti (nel 2022 nella Top Mathematics Scientists di research.com risultava al 49esimo posto al mondo) e aver lavorato per la Nasa e guidato il centro CRS4 di Cagliari fondato da Carlo Rubbia, è stato professore e direttore della cattedra di modellistica e calcolo scientifico presso la Scuola politecnica federale di Losanna (Epfl). È anche professore emerito del Politecnico di Milano e la lista potrebbe continuare. Il suo ultimo libro è Il battito della matematica. Quando i numeri raccontano storie, per Hoepli.Dunque, Quarteroni è la persona perfetta per rispondere alla nostra domanda iniziale.







