Dyson ha costruito la sua identità su una domanda semplice: perché un oggetto che usiamo tutti i giorni deve continuare a funzionare nello stesso modo, anche quando i suoi limiti sono evidenti? Come si può provare a cambiarlo, anche a costo di rifarlo da zero con una logica del tutto nuova? Un approccio figlio della cultura da inventore di James Dyson, che resta attuale nell'azienda britannica. È successo con gli aspirapolvere, con gli asciugacapelli, con i purificatori d'aria (non sempre l'idea diventa un successo commerciale, come dimostra Dyson Zone...). Ora succede con lo spazzolino da denti, la nuova categoria in cui Dyson debutta con un prodotto nuovo che si chiama CameraJet, che abbiamo potuto vedere in azione in anteprima durante un incontro con la stampa. Il terreno scelto da Dyson stavolta è più delicato, perché riguarda direttamente l'igiene e la salute personale. E più complesso, perché la bocca è uno spazio piccolo, irregolare, umido, difficile da illuminare e ancora più difficile da «leggere» per una macchina. Eppure Dyson ha deciso di portare su uno spazzolino elettrico una telecamera, ma anche algoritmi di machine learning, studi di microfluidica e una pompa capace di sparare un getto di collutorio tra i denti nel momento esatto in cui serve. Dyson CameraJet non è, nell'idea dell'azienda, soltanto uno spazzolino elettrico ma piuttosto un dispositivo ibrido che tiene insieme anche le funzioni del filo interdentale e dell'idropulsore.