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Silvia Morosi

I dati contenuti in uno studio pubblicato sulla rivista «Environmental Research Letters», guidato dall'Accademia cinese di scienze forestali

Più del 40% della Terra, escludendo l'Antartide, è destinato a diventare arido entro il 2100. L'allarme è contenuto all'interno di uno studio pubblicato dall'Environmental Research Letters e guidato dall'Accademia cinese di scienze forestali. Secondo i dati raccolti, l'emergenza riguarderà un aumento di 2,37 milioni di chilometri quadrati rispetto al valore di riferimento del periodo 1994-2023 (pari a circa 8 volte la superficie dell'Italia). La regione più colpita sarà l'Australia, seguita dal Brasile orientale e da alcune zone dell'Africa settentrionale e meridionale.

«L'estensione delle condizioni climatiche tipiche delle aree aride verso regioni un tempo più umide potrebbe aggravare la scarsità idrica, il degrado degli ecosistemi e la desertificazione, ponendo sfide allo sviluppo sostenibile globale», spiegano gli autori della ricerca guidati da Yifei Cai. Per realizzare lo studio i ricercatori hanno impiegato un metodo che permette di includere nelle previsioni anche gli effetti dell'aumento di anidride carbonica nell'atmosfera. Nonostante la responsabilità accertatata sugli effetti del cambiamento climatico, l'anidride carbonica potrebbe rallentare l'espansione delle zone aride. Infine, secondo lo studio, ad aumentare maggiormente saranno le zone cosiddette «iperaride», le più asciutte e secche del Pianeta, nelle quali l'acqua che evapora dal terreno e dalle piante è almeno 20 volte superiore rispetto alla pioggia che cade durante l'anno. Attualmente queste aree coprono il 7,5% delle terre emerse e comprendono, ad esempio, il deserto del Sahara in Africa e quello di Atacama in Cile.