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Giangiacomo Schiavi

Le sfide (vinte) della maionese in tubetto e del pesto, «non solo per i liguri». E a San Rocco al Porto venerdì inaugurerà il museo della sua azienda

È il re della maionese. Ha messo in scatola il pesto. Sopra c’è scritto Biffi. Ma il nome vero è un altro: Pietro Casella. Imprenditore, innovatore, sognatore. Uno che ha fatto coincidere la vita con l’impresa e l’impresa con la vita. Un italiano di provincia che ha giocato a scacchi con i grandi marchi in Italia, in Europa e nel mondo, e ha vinto: sulla qualità, sul prodotto, sul packaging. Festeggia i novant’anni e continua a sognare: la creatività applicata al cibo, la bellezza condivisa in azienda.

Sessant’anni fa ha avuto un’idea, sembrava un salto nel buio nell’Italia del boom: ha affittato un capannone, ha preso un grande frullatore e una macchina intubettatrice, poi due plateau da trenta uova e qualche fustino d’olio. Seduto su uno sgabello, con un’operaia come assistente, si è messo a riempire i tubetti di maionese.