In appena sei anni, dal 2019 al 2025, in tutto il Piemonte si sono perse oltre 6500 imprese, per un totale di quasi 11mila addetti. È questa la parabola discendente che riguarda il commercio nella nostra regione, che si traduce nella desertificazione di intere aree urbane e di piccoli centri. L'altra faccia della medaglia, invece, è la crescita sempre più veloce delle piattaforme internazionali del commercio online: sempre sul territorio piemontese, il valore economico sottratto ai circuiti locali è pari a un miliardo. È la fotografia scattata da Confesercenti, che nelle giornate di mercoledì 9 e giovedì 10 settembre, nella sede di corso Principe Eugenio 7f, fino alle 21 raccoglierà le firme per sottoscrivere la proposta di legge a favore dei negozi di prossimità. In Piemonte chiuse 6.528 imprese nel commercio I numeri raccontano meglio di tutto il fenomeno. Nel periodo compreso fra il 2019 e il 2025 il Piemonte ha perso 6528 imprese nel commercio, pari al 12,6% del totale. Le realtà locali erano 51.612 prima della pandemia, mentre lo scorso anno sono scese a 45.084 unità. Un trend che ha pesanti ripercussioni anche sul fronte dell'occupazione, perché a rimetterci il posto di lavoro sono stati 10.917 addetti, vale a dire l'8,9%. La ricchezza perduta per il territorio ammonta a 979,2 milioni di euro: è la «quota piemontese» di un fenomeno che, nello stesso periodo, ha «delocalizzato» a livello nazionale circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie. Attraverso la lente d'ingrandimento, si osserva che nella nostra città i risultati sono leggermente migliori, ma pur sempre negativi. A Torino e provincia le imprese perdute sono state 2.758 In Torino e provincia le imprese perdute sono state 2758 (-9,7%), mentre in Torino città il dato si assesta a 1280 (-8,8%), con una perdita di 1454 addetti (-4,7%). Tutto questo, secondo Confesercenti, ha un effetto molto negativo sull'economia locale. Per dirla in altre parole: per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale attraverso tutto l'indotto che riguarda occupazione, redditi d'impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Quando invece la stessa cifra si sposta sui grandi marketplace, circa 70 euro escono dal territorio, che di conseguenza si impoverisce. Il Piemonte va peggio di Torino Il fatto che il dato complessivo regionale sia peggiore di quello di Torino (pur molto preoccupante) dimostra come la desertificazione commerciale colpisca particolarmente i piccoli centri. La spesa dirottata rappresenta soltanto la componente economicamente quantificabile della desertificazione commerciale: restano infatti fuori dal conto la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti sul presidio urbano, sicurezza, coesione sociale e qualità della vita. Cosa contiene la proposta di legge di iniziativa popolare Questo è il quadro in cui si inserisce l'iniziativa avviata da Confesercenti. «Bastano queste cifre per spiegare e giustificare la proposta di legge di iniziativa popolare a sostegno del commercio di prossimità, che la nostra associazione ha promosso e alla quale hanno già aderito quasi 40mila cittadini, oltre a tanti amministratori locali» spiega il presidente di Confesercenti Torino, Vincenzo Nettis. Per questa ragione, mercoledì 9 e giovedì 10 settembre la sede torinese in corso Principe Eugenio 7f sarà aperta fino alle 21, per chiunque volesse firmare la proposta. Sono necessarie almeno 50mila sottoscrizioni. «Il commercio di prossimità agisce come una vera e propria infrastruttura territoriale – prosegue Nettis – Attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili». E aggiunge: «L'e-commerce rappresenta un'opportunità, soprattutto quando si integra con la rete dei negozi e consente anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati – dice – Diverso è l'effetto quando gli acquisti si spostano sulle grandi piattaforme internazionali. Per questo è necessario invertire una tendenza che non solo mette in pericolo il comparto economico, ma anche il modello di città vivibile, sicura e aperta che abbiamo conosciuto finora».
L’e-commerce mette in ginocchio il Piemonte: persi 11.000 posti di lavoro e 6500 imprese commerciali
Secondo Confesercenti il valore economico sottratto ai circuiti locali è pari a un miliardo di euro







