In un festival declinato sulla lotta di classe, tema comune a molti film in concorso, è passato «Bunker» di Florian Zeller, thriller psicologico con protagonisti Javier Bardem e Penélope Cruz nel ruolo di una coppia in crisi da quando al marito, architetto alla moda, viene commissionato da un potente magnate della tecnologia un bunker faraonico da costruire alle Hawaii. Alla moglie, che lavora in una casa editrice e condivide con il marito le idee progressiste, sembra ingiusto che un ricco pensi a salvarsi quando il mondo va alla deriva. In realtà però, tutti, anche i due protagonisti, vivono in un “bunker invisibile” (così lo definisce il regista). Un esempio è la loro casa piena di antifurti e comodità, mentre c’è intolleranza verso un vicino, poco abbiente, a cui non perdonano di aver aperto una finestra sul loro giardino. Nel cast del film (che sarà distribuito in Italia da Notorius Pictures), per molti osservatori tra i favoriti per il Leone d’Oro, anche Paul Dano, Stephen Graham e Patrick Schwarzenegger.«Ci sono molti Paesi in Europa che stanno assumendo posizioni più radicali nei confronti dell’immigrazione, ma la causa è un’altra. È una ragione politica, geopolitica, sociale e climatica a cui dobbiamo prestare attenzione, altrimenti ci sarà sempre più immigrazione, perché le persone scappano dalle guerre, dalla miseria e da luoghi impossibili in cui vivere a 50 gradi. Noi ne siamo responsabili. I nostri lussi si basano sulla miseria di qualcun altro, lo sappiamo tutti», è l’affondo di Bardem. E ancora l’attore: «Non credo di poter parlare della moralità degli altri, ma serve connessione tra gli esseri umani, mentre creiamo sempre di più i nostri bunker nei rapporti».