“O paghi o mor..". Intecettato in carcere il 10 febbraio 2025 Vincenzo Senese spiegava eplicitamente qual è la logica del clan. E quello che è accaduto a Diabolik per non aver rispettato le regole sulla "retta" dovuta ai Senese per chi si dedica al narcotraffico sotto la "protezione" del loro nome. Svolta nell'omicidio dell'ex capo ultrà degli Irriducibili della Lazio Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, ucciso nel Parco degli Acquedotti a Roma il 7 agosto del 2019. Su delega della Direzione distrettuale antimafia di Roma, nelle prime ore della mattinata, i carabinieri e gli agenti della polizia hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.
Omicidio Diabolik, la svolta nell'inchiesta Indiziato come mandante apicale Michele Senese storico capo dell'omonimo clan che avrebbe fornito l'assenso preventivo determinante per l'uccisione di Piscitelli, a cui avrebbero partecipato attivamente Giuseppe Molisso, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti. L'azione punitiva sarebbe servita a riaffermare il potere del clan su un proprio affiliato. Hanno condiviso la decisione di "eliminare un concorrente scomodo nel mercato degli stupefacenti della Capitale - si legge nel capo di imputazione - e di punire un affiliato al clan Senese che non stava corrispondendo quanto dovuto in proproporzione all'entità degli introiti delle sue attività illecite; avendo preventivamente ottenuto tutti l'incarico o comunque l'assenso dal capo clan Michele Senese"."L’omicidio di Fabrizio Piscitelli - si legge nell'ordinanza del gip Livio Sabatini - dimostra l’esistenza dell’organizzazione criminale dei Senese perché l’eliminazione di Piscitelli è dipesa, tra l’altro, dalla di lui mancata consegna alla famiglia Senese di una quota dei suoi ricavi del narcotraffico: il periodico versamento pecuniario da parte di tutti coloro che, contigui ovvero protetti dal nome dei Senese abbiano svolto redditizie attività illecite, è obbligatorio. In altre parole, la spendita del nome dei Senese offre una garanzia di protezione per tutti coloro che svolgano attività illecite sotto tale egida per l’evidente carica intimidatrice del sodalizio dei Senese esercitata sul territorio romano: tale protezione ha tuttavia un costo (il versamento di una parte dei ricavi illeciti) e nessuno vi si può sottrarre". Gli arresti Con Senese sono finiti in carcere altri esponenti di primo piano della criminalità romana, a cominciare da Leandro Bennato, indiziato quale mandante e organizzatore e al vertice del gruppo criminale operante su tutta la città di Roma. Sarebbe stato lui a deliberare l'eliminazione di Piscitelli considerato un concorrente scomodo sul mercato della cocaina per estromtterlo e conquistare il controllo criminale della zona della Tuscolana. Bennato avrebbe pianificato la logistica sul luogo, effettuando sopralluoghi preliminari e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer Raul Esteban Calderon a bordo di uno scooter rubato. Il ruolo di gancio e mandate, secondo le indagini, sarebbe stato ricoperto da Alessandro Capriotti. Lui, noto broker di cocaina, avrebbe agito in concorso, concordando la trappola mortale. Capriotti avrebbe infatti fissato un appuntamento fittizio con Piscitelli presso la panchina del parco di via Lemonia alle ore 19.00 del 7 agosto 2019, attirandolo scientemente nel raggio d'azione del sicario, già travestito da runner e appostato nell'area. Proprio Capriotti era stato minacciato dall'ex utras della Lazio e da Arindi Boci con un'arma da guerra per riscuotere un credito di 400mila euro, pari a una partita di 24 chili di cocaina che Diabolik aveva venduto all'ex sodale.Il contesto Dopo l'uccisione di Piscitelli si innesca una serie di vendette e controvendette tra gli albanesi e il gruppo di Molisso-Bennato (spalleggiato dai Senese). Una guerra di mafia evitata, con annesso spargimento di sangue, grazie al tempestivo intervento di carabinieri e polizia. "L’evoluzione di questi episodi, in un’evidente e costante crescita, è stata interrotta esclusivamente per i numerosi arresti susseguitisi nel corso del tempo, avendo così impedito, di fatto, che tale conflitto degenerasse ulteriormente con il compimento di altri omicidi o fatti di sangue - si legge nell'ordinanza di arresto - Il quadro complessivo che emerge è allarmante perché restituisce un contesto criminale estremamente pericoloso, nel quale le due organizzazioni criminali (quella albanese e quella di Molisso/Bennato) sono pronte a tutto per assumere la supremazia nel mercato degli stupefacenti. Al contempo, nel panorama criminale romano domina l’organizzazione di tipo mafioso dei Senese, in una posizione di incontrastato controllo, garantendo equilibrio e protezione ai suoi soggetti contigui o partecipi (tra i quali figurano anche Molisso e Bennato) ma pretendendo di ricevere, tra l’altro, una percentuale sui guadagni ottenuti da tutti coloro che svolgano attività illecite sotto la loro egida"."Infine, si tratta di un ambiente criminale subdolo - precisa il gip Sabatini - perché taluni atti violenti od episodi di sangue sono stati repentini ed inaspettati: tra essi, appunto, l’omicidio di Piscitelli non avendo egli ipotizzato un simile rischio né avendo previsto la risolutezza di tale contesto criminale nel risolvere definitivamente quella contrapposizione, come emerso, in modo chiaro, dalle stesse parole della vittima rievocate da Raffaele Purpo: "Ma io l'ho avvertito tre volte... solo che lui se fidava: no vabbè che me fa”.










