Il caldo non ha spento la protesta. È stata una partecipata assemblea informativa quella organizzata al circolo Arci dal comitato No Valdera Avvelenata. Al centro del confronto il maxi-progetto agrivoltaico da 22 ettari previsto nel territorio di Casciana Terme Lari, a ridosso della Fi-Pi-Li. L’impianto sorgerebbe all’altezza della biforcazione tra Livorno e Pisa, in un’area strategica e delicata.
Inoltre a proporre l’operazione sarebbe un’azienda controllata da una società israeliana. Ed è proprio sui legami societari che si concentra una parte della protesta. Il comitato contesta infatti presunti interessi economici della proprietà in territori occupati dall’esercito israeliano in Palestina e Siria. Da qui la richiesta – si legge in una nota – rivolta direttamente al presidente Eugenio Giani e alla sua giunta regionale. "Sulla base dello Statuto regionale e delle indicazioni dell’Onu", chiedono gli organizzatori, "nessuna autorizzazione".
L’obiettivo è anche quello di impedire alle aziende coinvolte nei territori palestinesi di fare affari e profitti sul territorio. Una posizione che intreccia la questione ambientale con quella politica e internazionale. Durante l’assemblea non sono mancate critiche anche al modello della transizione energetica.






