Tre volte sotto, tre volte costretto a rincorrere. Anche a Latina il solito canovaccio: Forlì in svantaggio alla prima occasione, incornato da Marenco al minuto 11, e gara subito in salita. Una cattiva abitudine, un pattern preoccupante, una tendenza da invertire. Quanto prima. Sì, perché nella serie C più competitiva degli ultimi anni, chi ha come target la salvezza non può concedersi il lusso, ogni volta, di incassare uno schiaffo per reagire.
Era già accaduto a San Benedetto del Tronto al debutto (Samb avanti al 19’ con Plicco) e, sei giorni dopo, tra le mura amiche contro il Pescara (‘fischio’ del Delfino al 14’ con Meazzi, su gentile concessione di Veliaj incautamente assistito da Onofri). Ma se in entrambe le circostanze il Forlì aveva trovato immediatamente la forza per scuotersi, tanto da ribaltare momentaneamente i marchigiani, sfiorando l’impresa al ‘Riviera delle Palme’, e persino da surclassare in rimonta gli abruzzesi, accreditati per la promozione diretta, viceversa a Latina la magia non si è ripetuta.
Certo, i biancorossi ci hanno provato: Macrì ha estratto il coniglietto dal cilindro, disorientando tutta la retroguardia laziale e servendo a Petrelli una palla solo da scaraventare nel sacco, sennonché di fronte al frontman biancorosso, questa volta, non c’era un portiere in vena di regali quale Saio, sulla cui coscienza pesa almeno la metà dei sei gol con cui il Forlì ha umiliato il Pescara, bensì Mastrantonio che, proprio nell’unica occasione in cui è stato chiamato in causa, ha miracoleggiato salvando i pontini da sicura capitolazione.







