Gran dibattito sulle ingerenze straniere nel voto, alimentato dall’articolo del Financial Times, che cita un commento dello European Council on Foreign Relations, con Roberto Vannacci definito un cavallo di Troia dell’influenza russa in Italia.

La materia è delicatissima. Infatti, a parlare per primo lato sicurezza è stato Lorenzo Guerini, presidente del Copasir ed esponente dell’opposizione (è deputato del Partito Democratico). «Il tema delle possibili intromissioni, delle attività di disinformazione attraverso vari canali, è un rischio più volte testimoniato in numerosi momenti elettorali di diversi Paesi», ha detto. «Anche l’Italia non è immune da questo rischio», ha aggiunto. A stretto giro ha parlato il prefetto Vittorio Rizzi, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis, l’organismo di coordinamento dell’intelligence italiana), che la legge definisce come «diretto referente del presidente del Consiglio dei ministri e dell’Autorità delegata»: ha confermato che «il tema di tutelare il processo elettorale riguarda non solo l’Italia ma tutti i Paesi che nel 2026 e 2027 andranno al voto. E su questo sono state messe in campo, sulla stessa indicazione del Copasir, una serie di misure per tutelare la libertà del processo democratico di voto».