Milano, 9 settembre 2026 – “Il cinema è un amico valido per raccontarci la vita, per aprirci visioni e possibilità, per anticiparci dei modi di poter stare al mondo”. Lo sottolinea Cristiana Capotondi, co-fondatrice e direttrice artistica di Fuoricinema, il festival che da venerdì a domenica tornerà a Bam - Biblioteca degli Alberi Milano, a Portanuova (programma e ospiti su www.fuoricinema.com).
“Qui nel 2016 c’era un campo di grano e avevamo immaginato una grande festa del cinema, un luogo aperto al confronto – racconta l’attrice, alla vigilia dell’undicesima edizione –. Il pubblico a un certo punto ha alzato la mano e i protagonisti si sono sentiti liberi di affrontare i temi del nostro tempo, andando oltre la promozione del film”.
Quali le emergenze da affrontare a Fuoricinema?
“Sarà un’edizione particolarmente larga, con diversi generi, colori e anteprime da Venezia. Ma già da qualche anno ci chiamiamo ‘Fuoricinema nei diritti’ per ribadire questo spazio di confronto. C’è sempre purtroppo un continuo update rispetto al tema dei femminicidi, se n’è parlato anche a Venezia, come l’attenzione su quanto accade nella Striscia di Gaza e in Ucraina. Il mondo del cinema si interroga, si interessa, è dentro queste storie. A Fuoricinema affronteremo temi molto caldi, parola che uso non a caso. Con Greenpeace parleremo di quello che sta accadendo a livello climatico, per esempio. E cito un’altra emergenza: giovani e digitale”.








