La delegata alle Pari Opportunità dell'Anci Ferdinandi, 'è qualcosa che ci riguarda profondamente, come istituzioni ma prima ancora come comunità'

I sindaci raccolgono l'appello alla politica del papà di Lorena Isceri, gettata dal viadotto dell'A1 dall'ex fidanzato che l'aveva rapita e sequestrata nel bagagliaio della sua auto, e scendono in campo con le loro proposte. "Se davvero vogliamo rispondere insieme all’appello del padre di Lorena, questa volta governo e opposizioni si mettano seriamente seduti allo stesso tavolo - è l'invito lanciato da Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata alle Pari opportunità dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) in un'intervista all'Adnkronos - Ripartiamo dal consenso, costruiamo insieme una legge nazionale sull’educazione sessuo-affettiva e garantiamo norme utili e risorse adeguate per la prevenzione".

Dopo l’ennesimo caso di femminicidio, il papà di Lorena Isceri ha lanciato un appello alla politica perché casi simili non si ripetano. Come intendono rispondere concretamente i sindaci a questo appello?

L’appello del padre di Lorena è un appello che ci riguarda profondamente, come istituzioni ma prima ancora come comunità. Credo che il primo dovere sia quello di non lasciare che parole così forti, pronunciate dentro un dolore inimmaginabile, restino soltanto parole ascoltate nei giorni successivi a una tragedia. I sindaci sono spesso il primo volto delle istituzioni che una donna incontra quando cerca aiuto. Nei nostri territori ci sono i servizi sociali, i centri antiviolenza, le case rifugio, le associazioni, le reti costruite con le forze dell’ordine, la sanità e il mondo della scuola. Dobbiamo continuare a rafforzare questa rete e soprattutto la capacità di intercettare la violenza prima che arrivi al suo esito più estremo. Ma se vogliamo raccogliere davvero l’appello del padre di Lorena dobbiamo avere anche il coraggio di dirci dove la politica non è stata all’altezza di quella richiesta di unità. Perché non possiamo ritrovarci uniti soltanto dopo ogni femminicidio. Dobbiamo esserlo prima, quando si tratta di scegliere gli strumenti della prevenzione, investire risorse, educare le nuove generazioni e costruire norme efficaci. È questo il terreno sul quale credo che oggi la politica sia chiamata a una responsabilità comune.