Dopo le parole, dure, contro i social network per i danni ai minori, l’Europa rischia di deludere nei fatti. Per proteggere bambini e adolescenti dai pericoli per la salute mentale, Bruxelles valuta di imporre il divieto d’accesso ai minori di 13 anni. Ma la Francia vuole l’asticella a 15 anni, come la Grecia. La Danimarca valuta di salire a 16, il limite già fissato dall’Australia. Anche Portogallo, Spagna, Germania, Polonia e Italia discutono proposte di legge. Macron e 52 europarlamentari hanno scritto a von der Leyen, tra fine agosto e inizio settembre, per accelerare sul divieto di accesso ai social per i più giovani, dopo la stangata Usa contro Meta.

Lo psicologo Giuseppe Lavenia critica la soglia Ue: “13 anni? Una scelta più di compromesso che per proteggere i ragazzi. A quell’età non si può riconoscere una manipolazione, reggere il giudizio degli altri o capire perché un algoritmo continua a mostrare proprio quel contenuto. E il consenso di un genitore non rende un figlio più maturo: una firma non modifica lo sviluppo emotivo di un adolescente”, dice a ilfattoquotidiano.it il presidente dell’associazione Di.Te, contro le dipendenze tecnologiche. Anche il Moige (Movimento italiano genitori) contesta l’asticella: “L’Europa gioca al ribasso sottovalutando studi scientifici e dimenticando le richieste delle associazioni delle famiglie – mette in guardia il direttore generale Antonio Affinita, interpellato da ilfattoquotidiano.it – Molti esperti e psicologi indicano 16 anni come soglia d’ingresso ai social: per fissare l’asticella a quell’età abbiamo raccolto più di 38 mila firme ma l’obiettivo è arrivare 40 mila”.