Mentre in Europa ci sono partiti e movimenti che chiedono di ridurre, o addirittura interrompere, le forniture militari occidentali all'Ucraina — un Paese che da quasi cinque anni resiste a un'invasione su vasta scala e difende non solo la propria sovranità, ma un intero ordine di sicurezza continentale — le principali dittature alleate della Russia continuano a inviare armi, munizioni, tecnologie a duplice uso e in alcuni casi persino personale militare.

Perchè oggi le democrazie hanno le idee più confuse delle dittature? Probabilmente le ragioni sono diverse.

Il dibattito che attraversa diverse capitali europee non nasce per caso, ed è legittimo che in una democrazia si discuta di quanto a lungo e a quali condizioni si debba sostenere un Paese terzo in guerra: i costi economici e sociali di questo impegno sono reali, e chiedere conto ai propri governi di come vengono spesi i fondi pubblici è un esercizio sano.

Poi ci sono gli effetti della guerra cognitiva. L'Europa è stata colta alla sprovvista dall'invasione dell'Ucraina, che non voleva credere possibile. Invece la Russia aveva pianificato tutto da anni, ed ha lavorato a lungo anche sulla sua narrativa: il concetto imperiale di "Piccola Russia", che viene utilizzato per negare all'Ucraina lo status di nazione indipendente e separata, la favola delle provocazioni della Nato sui confini russi, la falsa ricostruzione del tradimento degli accordi di Minsk. Però doveva risolvere anche il problema di come veicolare questa narrazione in Occidente; e allora ha reclutato una nutrita pattuglia di influencer: politici o futuri tali, militari, giornalisti, blogger freelance, e per aiutarli ha costruito una costellazione di troll e chatbot (falsi profili social o macchine che rispondono come se fossero esseri umani, usando l'intelligenza artificiale) per diffondere propaganda e disinformazione in rete. Non ha fatto le cose in fretta, o in modo approssimativo: prima ha studiato bene chi fosse più vulnerabile, perché sensibile al denaro, affine ideologicamente, o ricattabile perché compromesso, o risentito e rancoroso verso le istituzioni occidentali, ed ha investito molto tempo e denaro per coltivarli, arruolarli nelle proprie file, per influenzare la politica europea, sostenendo l'ascesa di singole personalità politiche o di interi partiti, che potessero propagandare le sue tesi.