HomeEconomiaBollette, l’autunno caldo dei rincari: 270 euro in più per le famiglie italianeCon un budget già sotto pressione, i debiti arrivano a sfiorare 30.000 euro. Esposti sempre più spesso lavoratori a tempo indeterminato con uno stipendio netto fino a 2.000 euroBollette sempre più care per le famiglie italianeRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 8 Settembre 2026 – Il conto da settembre a dicembre 2026 per le famiglie italiane a causa dei rincari delle utenze si presenta particolarmente salato. Le famiglie, infatti, spenderanno fino a 982 euro in bollette di luce e gas, 270 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2025, per effetto di un aumento del +43% sul gas e del +27% sull’energia elettrica su base annua. È l’ultima voce di un elenco di spese che quest’anno si somma a bilanci familiari già sotto pressione. È quanto emerge dall’indagine condotta dall’Osservatorio Finsight di Bravo, condotto su un campione di 14.400 clienti italiani assistiti dalla fintech dal 2021, chi si trova già in una condizione di sovraindebitamento ha oggi un debito residuo mediano di 23.895 euro, gestisce in media 2,5 posizioni debitorie attive e destina oltre 556 euro al mese solo al pagamento di rate e finanziamenti in corso, prima ancora di contabilizzare il nuovo rincaro energetico. Bravo, fintech internazionale specializzata nella gestione, ristrutturazione e prevenzione del sovraindebitamento su cui hanno investito BBVA Spark, GPF Capital, Cercano Capital e Fortress Investment Group, ha analizzato lo scenario macroeconomico e i dati del proprio Osservatorio Finsight – che registra oggi un'esposizione debitoria media pari a 29.876 euro – con l'obiettivo di offrire una lettura aggiornata di come i rincari di quest'autunno, che si sovrappongono a spese di scuola, trasporti, assicurazioni, tasse, gravano su bilanci familiari già segnati da un indebitamento in crescita.
Bollette, l’autunno caldo dei rincari: 270 euro in più per le famiglie italiane
Con un budget già sotto pressione, i debiti arrivano a sfiorare 30.000 euro. Esposti sempre più spesso lavoratori a tempo indeterminato con uno stipendio netto fino a 2.000 euro











