Ci è voluto un senatore a vita di 82 anni per dire la cosa più semplice e più scomoda: con Roberto Vannacci le battute non bastano.
A Cernobbio, sul palco del Forum Ambrosetti, Mario Monti ha guardato in faccia il generale e gli ha detto che nel suo programma e nella sua retorica «un aspetto del fascismo è già in atto», promettendo di combattere quel progetto «fino all'ultima energia».
Parole dure, ma pronunciate senza ironia, senza smorfie, con la lentezza di chi ha studiato le carte. È la prima volta, da quando nell'agosto 2023 Il mondo al contrario è esploso nelle classifiche, che un esponente dell'establishment alza il velo sulla strategia di Vannacci invece di limitarsi a deriderne il personaggio.
E lo ha fatto nel luogo e nel modo più imprevedibili: non in un comizio, ma nella kermesse del capitalismo italiano; non con lo slogan, ma con la citazione puntuale di un programma che violerebbe, in più punti, la Costituzione e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione.
Una precisazione doverosa, che Monti stesso suggerisce con la precisione della sua accusa: Vannacci non è un fascista.










