La solita teoria del male minore oggi ci chiede di promuovere perfino la destra postfascista a presidio democratico. Peccato che la stessa maggioranza guardi con interesse a Futuro nazionale e pensi già a metterselo accanto alle prossime elezioni

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Scrive oggi sul Corriere della sera Ernesto Galli della Loggia che da noi, diversamente da altri paesi europei, dopo il ’45 c’è sempre stata «una destra significativa di origine parafascista», la quale «oggi costituisce però un oggettivo contrasto alla diffusione anche in Italia di formazioni sovraniste-razziste di schietta natura plebiscitario populista, tipo “Futuro nazionale”». Cioè tipo il partito fondato dall’ex vicesegretario della Lega, eletto al parlamento europeo meno di due anni fa, che i sondaggi danno già oltre il 7 per cento e con il quale larga parte della maggioranza vorrebbe allearsi alle prossime elezioni politiche (come ha apertamente dichiarato anche un viceministro di Fratelli d’Italia). È la solita teoria dell’argine, in base alla quale ora dovremmo considerare persino il partito di Ignazio Benito Maria La Russa un argine contro il fascismo, così come Pier Luigi Bersani a suo tempo sosteneva che Beppe Grillo avesse rappresentato un argine al populismo. Argomento che mi fa sempre venire una gran voglia di buttarmi al fiume.