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Prima del 2011, l’anno in cui Apple presentò il suo assistente vocale Siri, l’idea di dare ordini parlando a un computer sembrava fantascientifica. Da allora, la pratica si è diffusa, grazie a servizi come Alexa di Amazon, anche se le capacità di questi assistenti vocali sono rimaste limitate: la maggior parte degli utenti li usa tuttora principalmente per impostare sveglie o scegliere la musica.
Negli ultimi anni, però, il progresso delle intelligenze artificiali (AI) ha migliorato notevolmente le capacità di comprensione ed espressione di questi strumenti, permettendo di intrattenere conversazioni lunghe e complesse con chatbot come ChatGPT e Claude. La possibilità di parlare con un’AI venendo capiti ha spinto molte persone, soprattutto tra gli addetti ai lavori, ad abbandonare quasi del tutto l’uso della tastiera in favore dell’interazione vocale.
Questa abitudine sta già cambiando la vita nelle startup della Silicon Valley, la zona di San Francisco dove hanno sede molte aziende tecnologiche, in cui sempre più persone parlano con i loro computer, oppure camminano per l’ufficio usando microfoni portatili. Lo scorso maggio un investitore del settore ha detto al Wall Street Journal che visitare la sede di un’azienda che si occupa di AI è ormai come entrare in un «call center di fascia alta», perché tutti parlano con i loro agenti, software AI in grado di svolgere autonomamente azioni online, a cui vengono delegate sempre più mansioni.






