Da Policoro alla “Basilicata Carbon Free”: una regione esposta, una legge sul clima avanzata ma sette anni di inattuazione. E a pagare il conto dei danni restano cittadini e imprese
È DURATO pochi minuti: nel primo pomeriggio del 2 settembre una tromba d’aria, per i meteorologi un downburst, si è abbattuta su Policoro e Scanzano Jonico. Il bilancio del sindaco Enrico Bianco è quello di “un evento straordinario, eccezionale, mai vissuto in città”: centinaia di alberi abbattuti, anche secolari, stabilimenti balneari distrutti, tetti scoperchiati, pannelli fotovoltaici divelti, black-out, sottopassi allagati, ferrovia interrotta, serre e piantagioni devastate nelle contrade Acinapura, Trieste e Sant’Anna.
Oltre duecento interventi dei vigili del fuoco. Nessun ferito, per fortuna. “Danni per milioni di euro al patrimonio pubblico e privato”, come certezza.
Poi è partita la macchina di sempre: Centro operativo comunale, sopralluoghi, ricognizione dei danni, richiesta dello stato di calamità, interrogazione parlamentare. Coldiretti ha ricordato un dato che spiega molto: il fondo mutualistico nazionale Agricat copre alluvione, gelo, brina e siccità, non le trombe d’aria. Per quelle servono polizze specifiche, che nel Metapontino quasi nessuno ha. Sulla costa jonica il rischio climatico è scoperto. Il conto lo pagano famiglie, comuni e bilancio pubblico. Vale anche per il sistema industriale.






