Erano arrivati circa a metà del braccio di mare quando uno steward venne a controllare come stava. La pioggia ormai cadeva quasi orizzontale. L’uomo si avvicinò circospetto, poi lo obbligò a spostarsi dentro. Le sale erano silenziose. Non si faceva fatica a distinguere gli isolani dai turisti, perché i primi raramente guardavano il mare, preferendo leggere un libro o fare le parole crociate su qualche giornale abbandonato in giro. Oppure dormivano beatamente con le mani incrociate sul petto, mezzo storti perché non era buona educazione appoggiare i piedi sulle panche. Bagnato fradicio, Cal vagò alla ricerca di un posto tranquillo trascinandosi dietro un grosso sacco nero e smascellando per l’effetto dell’ecstasy. Dalle Converse bucate spuntavano gli alluci. Se qualcuno l’avesse visto – ed era stato visto di sicuro – suo padre avrebbe saputo delle condizioni in cui era ridotto ben prima che lui arrivasse a casa. Uno zaino e un sacco della spazzatura bastavano a contenere tutto quel che possedeva.
Aveva impiegato meno di dieci minuti per impacchettare quattro anni della sua vita; un po’ di più per mettere via sé stesso, per nascondere tutte quelle parti di sé che si erano lentamente sviluppate dopo il suo trasferimento sul continente. A dire il vero non era cambiato granché da quando aveva cominciato l’università, e mentre girava il traghetto in lungo e in largo si chiese se in fondo lo avesse sempre saputo, che prima o poi sarebbe stato costretto a tornare a casa. Si sistemò nella fila più silenziosa che riuscì a trovare. Ficcò le mani sotto le ascelle e appoggiò la testa contro lo zoccolo di legno che rivestiva il muro. Di fronte a lui era seduta una signora ben vestita che Cal era sicuro di non conoscere. Indossava un elegante tailleur di tweed, e la chioma candida come la neve era arricciata con i bigodini e accuratamente messa in piega. Non un filo di trucco sul viso, gli unici dettagli scintillanti che aveva addosso erano una sobria fede nuziale e i piccoli orecchini di perla. Il rollio non sembrava darle fastidio, e Cal capì che era un’isolana.








