Una crisi contemporanea di automotive, chimica e ingegneria. Il debito pubblico a livelli record, l’avanzata della concorrenza cinese. Sono alcune delle principali cause che, in particolare dal dopo pandemia, hanno messo in affanno l’economia tedesca. Ieri la produzione industriale ha segnato un calo mensile dell’1,1% a luglio contro un aumento dello 0,1% atteso dagli analisti. L’indice che misura la manifattura ha ceduto l’1,6% su base annua contro il -0,5% del mese precedente. Il volto più lampante di questa crisi è quello degli operai di Volkswagen, che secondo diversi analisti hanno rappresentato una forte base elettorale per l’Afd. Mostra oggi segnali di crisi il modello di economia sociale di mercato noto come “capitalismo renano”, nato nel secondo dopoguerra e fondato su cogestione tra capitale e lavoro, banche vicine alle imprese e ampio welfare. Cala la competitività, i grandi gruppi tagliano posti di lavoro o valutano di delocalizzare, e cresce il dibattito se questo equilibrio, per decenni preso a modello dall’Europa, sia ancora sostenibile di fronte alla concorrenza globale.
GLI EQUILIBRIRischio Germania per l’Europa
dal nostro inviato Marco Bresolin
Tra le cause che hanno contribuito a indebolire i conti nel tempo ci sono i costi energetici elevati, una tassazione onerosa per le imprese, il costo del lavoro alto, l’eccesso di burocrazia, la carenza di manodopera qualificata e decenni di sotto-investimento. «Per 15 anni l’economia tedesca è stata come una nave che navigava con un forte vento in poppa - diceva già due anni fa il presidente dell’Ifo Clemens Fuest - ora sta affrontando un vento fortissimo contrario». Secondo le stime della Bundesbank, la crescita potenziale del Paese, che tra il 1999 e il 2019 superava l’1% annuo, si è progressivamente ridotta dopo il Covid, e nei prossimi anni si attesterà intorno allo 0,4%. Lo scorso maggio in un intervento al 79esimo Monetary Workshop di Darmstadt il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, aveva definito questo dato «un segnale d’allarme», spiegando che la perdita di competitività delle imprese tedesche sui mercati internazionali aveva determinato tre quarti del calo delle quote di mercato all’esportazione registrato negli ultimi anni.








