Generali non è un obiettivo di controllo, Mediobanca resterà nel gruppo con il suo marchio, il prezzo di Mps è sostenibile e le sinergie giustificano un'operazione da oltre 30 miliardi.
Alla vigilia dell'assemblea straordinaria del 10 settembre, Intesa Sanpaolo prova a chiudere uno per uno i dossier più delicati dell'opas su Siena.
Lo fa con le risposte scritte alle domande degli azionisti, tracciando così una sorta di mappa dell'operazione: le risposte chiariscono le ambizioni su Piazzetta Cuccia e sul Leone, difendono il rapporto di cambio e il payout al 95%, entrano nel merito di occupazione, Antitrust e passivity rule e spiegano perché, nonostante la svolta rispetto alla crescita organica degli ultimi anni, Ca' de Sass considera Mps pienamente coerente con la propria strategia.
Marco Bava, storico «disturbatore» nelle assemblee delle grandi quotate, chiede se la presenza congiunta di Intesa, Caltagirone e Unipol/Bper (che pure non sarà presente nel capitale di Generali) possa tradursi di fatto in un controllo sulla compagnia triestina.
Ca' de Sass esclude accordi sulle partecipazioni nel Leone e ribadisce che la quota detenuta da Mediobanca sarà mantenuta «come investimento azionario non di controllo e senza interferenza con la governance».






