Resta alta l’attenzione sui sedici container arrivati al porto di Gioia Tauro e sottoposti a ispezione da parte della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Dogane, dopo il sospetto che potessero contenere materiale bellico destinato a Israele.

A intervenire sono Orsa Mari e Porti e Usb Calabria, che chiedono che gli esiti degli accertamenti vengano resi pubblici. “Non mettiamo in discussione la buona fede e la professionalità di chi ha svolto gli accertamenti. Ma chiediamo che la perizia sia resa pubblica, che Uama e Agenzia delle Dogane rendano noti gli atti amministrativi sul transito, e che il Parlamento sia messo in condizione di verificare”, affermano i sindacati in una nota.

La richiesta nasce dalle informazioni circolate nelle ultime ore sull’esito di una perizia tecnica effettuata sui materiali sottoposti a controllo.

Il nodo dei sedici container

Secondo quanto riferito da Orsa e Usb, dalle agenzie di stampa sarebbe emerso che il carico di acciaio avrebbe già lasciato Gioia Tauro con destinazione Israele. I sindacati, però, sostengono di avere informazioni differenti. “Al momento però ci risulta che tutti e sedici i container siano ancora fermi nell’area portuale”, affermano, aggiungendo che l’ipotesi di una partenza imminente sarebbe stata indicata da giorni dai siti di tracciamento.