Gianni Infantino resta candidato alla presidenza della Fifa, nonostante le richieste di dimissioni. Lo ha confermato domenica un portavoce del massimo organismo calcistico mondiale, sostenendo che «nulla è cambiato» rispetto a quanto ufficializzato lo scorso aprile, quando aveva il supporto di almeno 200 dei 211 membri della Fifa. Da allora, molte cose sono in realtà cambiate e decine di federazioni calcistiche nazionali hanno ritirato il proprio sostegno al presidente.
Il problema è che sono praticamente tutte in Europa, come il Belgio, aggiuntosi alla lista nella giornata di lunedì 7 settembre. Fuori dall’area Uefa, solo pochissimi paesi - Bahrain, Giordania, Nuova Zelanda - sono ostili alla rielezione del dirigente sportivo svizzero. Nemmeno il Canada si è unito ufficialmente all’opposizione, nonostante un mese fa il primo ministro Mark Carney avesse espresso le sue critiche verso Infantino. È canadese pure Victor Montagliani, l’attuale presidente della Concacaf, la confederazione del Nord e Centro America, che molti esperti indicano come l’alternativa più credibile a Infantino, ma che ancora non ha presentato la propria candidatura.
La Figc abbandona definitivamente Infantino. E i calciatori si dividono sul futuro della Fifa












