REGGIO EMILIA – A cinque anni dal ritiro delle forze internazionali e dal ritorno al potere dei talebani, le donne in Afghanistan continuano a incontrare ostacoli nell’accesso alle cure durante gravidanza, parto e periodo postnatale. Costi di trasporto e medicine, carenza di personale sanitario femminile, servizi insufficienti e restrizioni ai diritti delle donne compromettono la salute di madri e neonati e contribuiscono a mantenere il tasso di mortalità materna tra i più alti della regione. È quanto emerge da “Nascere sicuri, cure affidabili: il report di EMERGENCY sulla maternità in Afghanistan”, presentato il 6 settembre in chiusura del Festival della Ong di Reggio Emilia. Il rapporto analizza le principali barriere che impediscono alle donne afgane di accedere a cure adeguate durante la gravidanza, il parto e il periodo postnatale, attraverso dati raccolti nelle strutture dell’Organizzazione fondata da Gino Strada, questionari rivolti al personale sanitario di 32 strutture pubbliche afgane e gruppi di discussione nelle comunità locali.
Sono donne e bambini a pagare il prezzo della crisi economica e umanitaria. In Afghanistan, dove 21,9 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria e 14,4 milioni hanno bisogno di cure sanitarie, sono soprattutto donne e bambini a pagare il prezzo della crescente crisi economica e umanitaria. Il drastico calo dei finanziamenti internazionali, le tensioni regionali, i disastri naturali e la sistematica limitazione dei diritti delle donne stanno aggravando ulteriormente una situazione già critica.








