ROMA – Il World Food Programme, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di sostegno all'alimentazione per i più vulnerabili, a causa dei tagli al bilancio dovuti alla crisi generale dei finanziamenti, dimezzerà il numero di persone che può aiutare in Cisgiordania. Nonostante in questo momento storico il bisogno alimentare sia particolarmente alto, con un numero di persone in stato di necessità doppio rispetto al 2023.
I numeri della fame. In Cisgiordania 900 mila persone soffrono di insicurezza alimentare. L'aumento della violenza dei coloni e i conseguenti sfollamenti, infatti, hanno compromesso i mezzi di sussistenza, in linea di massima terre e allevamenti. L'aiuto del WFP ha finora dato respiro a 400 mila cittadini tra i più vulnerabili, ma a partire dal mese di settembre il numero verrà ridotto della metà. L'ultima analisi trimestrale sulla sicurezza alimentare fatta dal World Food Programme fotografa una situazione drammatica.
I prezzi di cibo e del carburante sono tra i più alti del Medio Oriente. Il 76 per cento delle famiglie in Cisgiordania ha perso reddito in questi anni; i prezzi di cibo e carburante sono tra i più alti del Medio Oriente e cosi molte famiglie sono costrette a vendere i propri beni e a ridurre la quantità e la qualità dei pasti per sopravvivere. L'analisi ha inoltre evidenziato che il 12 per cento della popolazione ha un'alimentazione inadeguata e che circa un terzo della stessa non può permettersi una dieta nutriente proprio per ragioni economiche. Le persone che vivono nelle aree rurali e nei governatorati meridionali della Cisgiordania sono tra le più sofferenti.






