“Mi avete donato una seconda vita” dichiara commossa Regina, la 19enne messicana pronta a lasciarsi alle spalle le corsie d’ospedale di Torino per rientrare nella sua Monterrey. Iscritta al primo anno di Medicina, la giovane ha visto la propria esistenza appesa a un filo durante una vacanza estiva nelle acque delle Cinque Terre, dove è stata improvvisamente colpita da un grave infarto. A distanza di settimane da quel drammatico malore, a salvarle la vita è stato un trapianto d’urgenza reso possibile dalla generosità e dalla tempestività dei servizi sanitari calabresi, da cui è giunto l’organo compatibile.Il prezioso carico ha viaggiato lungo la penisola fino all’ospedale Molinette di Torino, ponendo fine a un’angosciosa attesa durata ben due settimane per la ragazza e per i suoi genitori, giunti dal Messico per assisterla.
L’emozione in corsia e l’esito del delicato intervento chirurgico
La notizia dell’individuazione del donatore in terra calabrese ha segnato il momento della svolta per la famiglia della giovane.“È stata un’emozione fortissima comunicare alla paziente e ai suoi genitori che era stato trovato il cuore. Un pianto liberatorio, da parte sua e dei suoi genitori. In quelle lacrime c’erano la paura di tutti i giorni precedenti e la speranza che per la prima volta diventava concreta”, dichiara il professor Massimo Boffini, tra i medici che hanno seguito passo dopo passo la vicenda.L’operazione, durata complessivamente circa otto ore, è stata eseguita dall’equipe guidata dal professor Mauro Rinaldi, direttore della Cardiochirurgia della struttura torinese, affiancato dallo stesso Boffini, dal professor Antonino Loforte e dall’anestesista Alberto Orsello. Un intervento ad alta complessità tecnica che ha restituito un futuro a una giovane vita che pareva ormai compromessa.“Ho eseguito centinaia di trapianti di cuore, ma questo in particolare è stato veramente emozionante: vedere battere il cuore nuovo nel torace della giovane paziente significava restituirle la vita a migliaia di chilometri di distanza da casa e ridare serenità ai suoi genitori”, aggiunge il professor Rinaldi.






