Succedono cose strane nei week-end politico-imprenditoriale italiano. O forse tanto strane poi non sono, considerando il fascino che in un modo o nell’altro i governi, quale che fosse il colore politico, hanno sempre suscitato sulle classi dirigenti che si sono ritrovate in simili eventi. Gli industriali riuniti a Cernobbio lamentano il fatto che le imprese italiane pagano l’elettricità il 23% in più della media Ue, denunciano con Unimpresa che «l’Italia resta tra i Paesi europei con i prezzi dell’elettricità più elevati per il sistema produttivo», e se Giancarlo Giorgetti sempre qui sulle sponde del lago di Como ha detto che «l’Italia paga le due guerre cui assistiamo, quella in Medio Oriente e quella in Ucraina, due volte elevato a potenza», sempre gli imprenditori presenti al Forum Ambrosetti dicono che le parole del ministro dell’Economia «fotografano una debolezza strutturale dell’economia italiana che le due guerre hanno reso ancora più evidente».
Ecco, nonostante tutto questo, nonostante sia ormai evidente che il problema principale del Belpaese è la dipendenza dall’import di combustibili fossili e nonostante siano altrettanto evidenti le responsabilità del governo nel calo della produzione delle rinnovabili confermato come trend anche a luglio, succede questo: succede che la premier Giorgia Meloni, dal palco di Bari per festeggiare il record di permanenza al governo, invoca una sorta di «drill, baby, drill» trumpiano in salsa italica: «Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari, perché non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata – ha scandito dal palco pugliese – perché per noi la transizione non significa impoverire le famiglie, non significa chiudere le fabbriche, non significa consegnare il futuro a potenze straniere, significa autonomia, significa innovazione, significa neutralità tecnologica». Ci sarebbe da capire come l’innovazione, nella testa della premier, si sposi con il ricorso alle tecnologie ottocentesche di trivellazione petrolifera, così come sarebbe interessante sapere quali dati siano a disposizione di Meloni quando dice che abbiamo tutto questo petrolio non sfruttato in Italia, considerando quel che già anni fa dicevano gli esperti in materia e anche quel che riportano i dati aggiornati al 2024 forniti dallo stesso ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Ma tant’è. La cosa veramente curiosa è un’altra. Ed è il fatto che mentre i vertici di governo ancora presentano un maggior ricorso agli idrocarburi come ipotetica soluzione al caro energia italico e mentre le forze di opposizione sono andate a Cernobbio per spiegare che la vera strada per lasciarci alle spalle la crisi energetica passa per rinnovabili, elettrificazione, efficientamento energetico, la platea degli imprenditori riunita a Villa d’Este ha promosso l’esecutivo: stando a un sondaggio Teha-Ambrosetti, il 68% degli industriali giudica positivamente l’operato del governo.






