L’Opas di Poste su Tim entra nella settimana decisiva con il vento in poppa. Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, mette le sue azioni della società nelle mani di Poste insieme ai titoli detenuti dai dirigenti con responsabilità strategiche del gruppo. I vertici della società scelgono dunque di scommettere apertamente sull’offerta, dopo che il cda aveva già giudicato congruo il corrispettivo dal punto di vista finanziario e positivo il progetto dal punto di vista industriale. È un segnale importante per un’operazione che potrebbe cambiare ancora una volta il volto della società telefonica italiana e riportarla, dopo oltre trent’anni di privatizzazioni, scalate e passaggi di controllo tra grandi gruppi italiani e stranieri, dentro un gruppo a forte presenza pubblica.

La partita si chiuderà venerdì 11 settembre, salvo un’eventuale proroga. Perché l’offerta sia efficace Poste deve arrivare ad almeno il 66,67% del capitale di Tim, una soglia fissata per poter disporre della maggioranza necessaria anche nelle assemblee straordinarie. Alla fine della scorsa settimana risultava portato in adesione meno del 5,5% degli strumenti oggetto dell’offerta. E mentre i manager scelgono di aderire, il mercato continua a interrogarsi sul prezzo.