Ragazze. Inter. Calcio. Mercato. La partita è un accessorio.
Inter-Napoli a San Siro, Sfera Ebbasta fa il suo ingresso scortato da una decina di ragazze, il megaschermo lo inquadra, operazione di marketing con molte complicità. L’Inter lo ha dotato pure di una maglietta ad hoc per l’occasione.
Strano le ragazze non abbiano il codice a barre in vista e non scorrano su un nastro del registratore di cassa (quella di Sfera). Il rapper gesticola “benedizioni”, passa e sorride con lentezza di chi dispensa e concede con noia il privilegio di lasciarsi guardare. Le testate sportive rilanciano il tutto come il preludio di un nuovo progetto (ma toh!). Un circo delle complicità che fa di una donna nemmeno un oggetto, ma un trancio al kg. Abbiamo un trentenne benestante che provoca e guadagna, abbiamo una scia consensuale di ragazze senza nome, abbiamo un pubblico maschile che sgocciola bava, abbiamo una moltitudine anonima di ragazzine che ambiscono a essere carne, abbiamo un palcoscenico il cui spettacolo dovrebbe essere il calcio e se ancora ci crediamo lo è.
Il Mondiale di Trump e Infantino appena concluso ha consacrato la mercificazione di uno sport con i suoi Barnum e la scia che ne resta si presta a normalizzare quanto accaduto a San Siro: la donna è merce e quando scade si può gettare, magari non da un viadotto ma non è escluso.










