Già quest’anno venti episodi classificati come “danni da orso” nel Bresciano; l’allarme lanciato due settimane fa dagli allevatori dopo l’avvistamento di un esemplare nelle malghe dell’Altopiano di Asiago; gli operatori degli impianti del Monte Bondone, in Trentino, che il 27 agosto si sono chiusi nei loro mezzi dopo aver segnalato al 112 un maschio ben sviluppato che li stava avvicinando. E i governi di Romania e Slovacchia che chiedono all’Ue di ridurre da “molto protetto” a “protetto” la classificazione del plantigrado, lamentando sui propri territori una popolazione ursina tripla rispetto al “livello ottimale”.
Anche senza nemmeno sfiorare lo scenario del Giappone – dove tra aprile 2025 e gennaio scorso, riporta il Guardian, sono stati abbattuti 14mila esemplari, dopo 230 attacchi a esseri umani con conseguenze letali in 13 casi – in Europa il nostro rapporto con gli orsi sembra sempre più segnato da allarmi, diffidenza e aperta ostilità. A ricordarcelo c’era stata, a marzo, l’assoluzione di Maurizio Fugatti, presidente della Provincia di Trento, processato per “uccisione di animale con crudeltà” dopo aver testardamente voluto e ottenuto l’abbattimento del giovane esemplare M90, che aveva subito una lunga agonia dopo essere stato colpito ma non narcotizzato.






