Venezia, 7 settembre 2026 – Ci sono ancora le liste nere a Hollywood. Come ai famigerati tempi della "caccia alle streghe" degli anni ’40 e ’50, quando chi era sospettato di simpatie per il comunismo – il nuovo nemico, dalla fine della Seconda guerra mondiale – veniva messo al bando e non poteva lavorare. Susan Sarandon ha ottant’anni, un prestigio indiscusso, un Oscar vinto come migliore attrice per Dead Man Walking. Ha interpretato enormi successi popolari come Thelma e Louise. È una leggenda. Eppure.
Presentando a Venezia ‘The Echo Chamber’, il film di Andrea Pallaoro in concorso, tratto dall’ultimo soggetto di Bernardo Bertolucci, Sarandon dice chiaro e tondo di essere stata messa ai margini da Hollywood. "Ancora di recente, mi sono stati portati via dei film, perché ci sono agenzie di attori che consigliano alle persone di non ingaggiarmi. Ma pazienza. La struttura del potere funziona così. Penso che la gente, soprattutto il pubblico internazionale, mi accolga. Nel mondo sono la benvenuta. Ringrazio Pallaoro – ha aggiunto – perché non ha dato retta agli avvertimenti". Lasciando capire che anche a lui era stato consigliato di non ingaggiarla.
Nel 2023 Sarandon era stata licenziata dalla sua agenzia, la UTA, a causa del suo attivismo a favore della Palestina. "E beh, sì, c’è stato un cambiamento nell’opinione pubblica generale, che oggi capisce meglio la situazione. Ma ci sono ruoli chiave, nell’industria del cinema, che sono controllati da sionisti che non hanno certo ammorbidito il loro sentimento nei miei confronti". Sarandon sottolinea che negli Usa la narrazione su Palestina e Israele sta cambiando. "Ora si sono rivelati i legami dei sionisti con l’America e la sua politica. Quanti soldi gli Stati Uniti danno a Israele? E adesso, il Parlamento ha anche votato per unire l’esercito degli Usa con quello di Israele". E parla anche di Mark Ruffalo, attaccato per le sue dichiarazioni contro la fusione fra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery. "Hanno dato dell’antisemita a Ruffalo per sviare l’attenzione sul vero problema, che è quello della fusione fra questi due giganti". "Il genocidio non potrà cessare solo perché se ne parla a Venezia – continua Sarandon – ma già vedere film fatti da registi e registe palestinesi può fare crescere la consapevolezza e l’empatia verso questo popolo. Ruffalo? Sta bene, nonostante questi attacchi, e anche io. Non preoccupatevi".












