Israele è tornato a bombardare il Libano. La tregua è in piedi solo sulla carta, mentre il numero delle vittime di guerra tra gli abitanti del Paese dei cedri continua a crescere. Sono almeno quattro le persone uccise dai raid di Tel Aviv di oggi sull’area di Nabatieh, tra cui due donne. I feriti sono oltre 20. Violenze che si aggiungono agli attacchi che hanno colpito, nelle 36 ore precedenti, anche le zone di Tiro e Beqa Ovest, provocando altri cinque morti e 24 feriti, secondo le autorità libanesi.
Israele sostiene di esser stato costretto ad agire così per “sopprimere minacce immediate” da parte di Hezbollah. Le Idf accusano la milizia filo-iraniana di essere responsabile di alcuni attacchi con droni contro militari israeliani operativi nella “zona di sicurezza”, area cuscinetto nel sud del Libano considerata vitale dal governo di Benjamin Netanyahu. In questi presunti raid non sono stati riportati feriti tra i soldati, ha aggiunto l’esercito israeliano.
Ma Beirut respinge le accuse e punta il dito direttamente contro Tel Aviv, sostenendo che si stia rendendo protagonista di una “pericolosa escalation” con “vittime innocenti”. E invoca l’intervento “degli Stati Uniti e della comunità internazionale” per evitare che il conflitto, in cui sono già morte oltre 4.300 persone dallo scorso marzo, degeneri ulteriormente. “Sono state colpite istituzioni dello Stato e infrastrutture di servizio“, ha denunciato il presidente Joseph Aoun, precisando che gli ultimi raid dell’Idf hanno danneggiato un edificio ministeriale e “distrutto” l’ospedale Ghandour, una struttura sanitaria in disuso situata vicino a Nabatieh.









