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Tra influencer sui social, palestre, alcuni medici e sedicenti cliniche della longevità c’è una parola che circola sempre più spesso: peptidi. Vengono presentati come sostanze capaci di aiutare a dimagrire, ingrandire i muscoli, recuperare più velocemente dagli infortuni, migliorare la pelle e perfino rallentare l’invecchiamento. Intorno ai peptidi si sta formando un intero mercato di promesse difficili da mantenere, visto che le prove sulla loro utilità in certe applicazioni sono traballanti se non proprio inesistenti.
I peptidi, del resto, sono praticamente dappertutto.
Sono infatti molecole molto comuni nel nostro organismo, formate da corte catene di amminoacidi, gli stessi “mattoni” che formano le proteine. Il nostro organismo ne produce di continuo moltissimi e con funzioni diverse. Regolano il metabolismo, il modo in cui comunicano le cellule, le funzioni ormonali e la riparazione dei tessuti. I peptidi sono una parte integrante della nostra esistenza, ma hanno iniziato a farsi notare dalla popolazione soprattutto negli ultimi anni grazie ai nuovi farmaci per il diabete e il dimagrimento.
Ozempic e Wegovy, per esempio, hanno come principio attivo la semaglutide, un peptide sviluppato per imitare l’azione di un ormone prodotto dal nostro organismo, il GLP-1, che regola i livelli di zuccheri nel sangue e l’appetito. Il successo straordinario di questi farmaci ha reso evidente, anche a chi non è del settore, che i peptidi possono essere strumenti molto potenti per modificare il funzionamento dell’organismo. Ma un conto sono quelli impiegati come farmaci, dopo studi clinici e controlli, un altro le sostanze che negli ultimi anni hanno iniziato a essere vendute e promesse come rimedi contro ogni sorta di problema, spesso senza prove altrettanto solide sulla loro efficacia.









