Ipeptidi non sono magia. Sono molecole vere, biologicamente attive, e proprio per questo è facile trasformarle in una promessa onnipotente: più muscoli, recupero più rapido, meno infiammazione, più energia, perfino un aspetto più giovane. Il problema è che, in molti casi, il marketing sta correndo molto più veloce della scienza.
Perché si parla di nuovo di peptidi
Negli Stati Uniti il tema è tornato al centro del dibattito dopo la scelta dell’amministrazione guidata da Robert F. Kennedy Jr. di riaprire il dossier su alcuni peptidi molto popolari nel mondo wellness e fitness. La FDA ha annunciato che il 23 e 24 luglio il suo Pharmacy Compounding Advisory Committee discuterà se sette gruppi di peptidi — tra cui BPC-157, KPV, TB-500, MOTs-C, Semax, Epitalon ed Emideltide — debbano essere presi in considerazione per l’inclusione nella lista 503A, cioè tra le sostanze che possono essere usate nel compounding farmaceutico.
Nel frattempo, l’agenzia ha anche comunicato la rimozione di diverse di queste sostanze dalla “category 2”, la categoria che raccoglie composti per i quali la FDA ha identificato significativi rischi di sicurezza durante la valutazione.
I peptidi non sono tutti uguali






